Rischio idro geologico, ecco 12 milioni sul piatto della Sardegna

Per la gestione del rischio idrogeologico, Italiasicura ha presentato le sue linee guida a Cagliari. Circa 100 milioni sono già sul tavolo. 12 milioni dedicati alla Sardegna. È quanto il Governo ha stanziato per la sola progettazione degli interventi definiti “di mitigazione del rischio idrogeologico”.

Per la gestione del rischio idrogeologico, Italiasicura ha presentato le sue linee guida a Cagliari. Circa 100 milioni sono già sul tavolo. 12 milioni dedicati alla Sardegna. È quanto il Governo ha stanziato per la sola progettazione degli interventi definiti “di mitigazione del rischio idrogeologico”.

I FONDI per la realizzazione delle opere, invece, stanno già cominciando ad arrivare dai finanziamenti statali e regionali: oltre 3 milioni di euro sono già disponibili per interventi a Cagliari, nella vecchia Gairo e a Posada. Altrui soldi saranno presto nelle casse dei Comuni sardi grazie al cosiddetto “patto per la Sardegna”.

«Siamo convinti che per rendere pienamente efficaci questi interventi sia necessario avviare con celerità la fase del progetto andando oltre la logica della grande infrastruttura e ponendo grande attenzione in tutti gli aspetti coinvolti, lavorando con un approccio multidisciplinare nel rispetto del territorio e promuovendo la condivisione di responsabilità tra professionisti interni ed esterni alla pubblica amministrazione, cittadini e amministratori“,  ha detto il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Cagliari Gaetano Nastasi.

 “È indispensabile concentrare parte degli sforzi nella fase di prevenzione e gestione del rischio che oggi, grazie alle nuove tecnologie, può diventare elemento centrale“.

Ed è proprio in queste affermazioni che si riassume il cambio di visione contenuto nelle “linee guida per le attività di programmazione e progettazione degli interventi per il contrasto del rischio idrogeologico” presentate oggi dai vertici di Italiasicura (struttura di missione del Governo) nel corso del convegno “Progettare l’assetto idrogeologico”. 

L’INCONTRO, organizzato insieme al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, alla Regione Sardegna, alla Rete delle Professioni Tecniche e all’Associazione Idrotecnica Italiana, si è svolto al THotel alla presenza del consulente di gabinetto dell’assessorato regionale all’Urbanistica, Aldo Vanini, del vicepresidente Vicario del Consiglio Nazionale degli Ingegneri Gianni Massa, del presidente della federazione degli ordini degli ingegneri della Sardegna, del presidente della sezione Sardegna dell’associazione idrotecnica italiana Nicola Montaldo

Presenti anche il direttore del servizio previsione rischi RAS ed esponente della Protezione Civile Paolo Botti, e il presidente regionale dell’ordine dei Geologi Davide Boneddu.

Nel corso della discussione, Vanini ha sottolineato il cambio di scenario registrato a livello normativo negli ultimi anni anche a livello regionale, un capovolgimento dell’approccio che è possibile riscontrare anche nell’ultima legge Urbanistica regionale approvata dalla Giunta: «Non si parte dal desiderio di sviluppo ma dall’analisi del territorio: quindi, dalla conoscenza dei rischi e dei valori territoriali si passa alle azioni per la riqualificazione dell’esistente e all’orientamento dello sviluppo». 

Subito dopo, Gianni Massa ha invece puntato l’attenzione sull’importanza del «superamento degli steccati delle competenze specialistiche in favore di un approccio multidisciplinare al progetto, in grado di diventare oggi strumento di gestione delle complessità».

Nei loro interventi, invece, sia Cuccuru che Boneddu hanno evidenziato una carenza di dati aggiornati in grado di fotografare con precisione lo stato attuale del territorio: «si tratta di un passaggio fondamentale per comprendere dove sono le criticità e progettare di conseguenza» ha detto Cuccuru. 

«Attraverso i dati è possibile comprendere quale possa essere la vocazione di una particolare zona e quindi valutare quali politiche di sviluppo siano le più adeguate» gli ha fatto eco Boneddu.

Sulla questione dei dati, Montaldo ha anticipato che nuovi studi sono in via di pubblicazione da parte dell’Università, nell’ultimo periodo molto coinvolta dalle istituzioni sul tema. 

Quindi ha messo in luce l’importanza di concentrarsi sugli aspetti non strutturali: dal momento che «l’eliminazione completa del rischio è impossibile – ha detto – è necessario creare le condizioni perché la popolazione possa conviverci con relativa tranquillità».

Botti, in chiusura di tavola rotonda, richiamando quanto detto durante il convegno dall’esponente di Arpa Sardegna Giuseppe Bianco, ha sostenuto che: «La rete di rilevazione in tempo reale delle criticità, al momento è carente e inadeguata ma si sta lavorando per migliorarla: nel termine di due anni contiamo di essere in linea con quanto necessario». 

La mattinata di lavori è stata chiusa dall’intervento del direttore di Italiasicura Mauro Grassi: «Dobbiamo tornare a prenderci cura del nostro paese – ha detto –. Il lavoro che stiamo portando avanti è pensato per porre nuovamente al centro il territorio con le sue particolarità e le sue esigenze, ma anche per aiutare i tecnici e gli amministratori a redigere progetti di qualità, che siano verificabili e in grado di ottenere risorse anche direttamente a livello europeo». 


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