Riformatori sardi: regione Sardegna con licenza di uccidere l’ambiente

Roberto Frongia (Centro studi Riformatori sardi): una nota sull’ambiente

Il progetto CESA per la riqualificazione ambientale può essere una buona notizia, intanto però deve essere ricordato che la situazione ambientale dell’Iglesiente, risulta drammatica a causa delle mancate bonifiche e dell’ulteriore carico di sostanze tossico-nocive presenti nella discarica alle porte di Iglesias di Genna Luas che ospita gli scarti di lavorazione dei fumi di acciaieria della Società Portovesme S.r.l..

Chi ha inquinato, chi continua ad inquinare e chi non ha vigilato paghi.

La produzione (e lo stoccaggio) dei rifiuti industriali era ed è concentrata nella provincia di Cagliari (93%) ed in modo particolare nell’area industriale di Portovesme dove fanghi rossi e scorie solide del polo piombo-zinco rappresentano il 75% del totale regionale (Piano Regionale Gestione Rifiuti – Regione Autonoma della Sardegna) .

Appare ugualmente tragica la situazione delle aree minerarie e industriali nel resto dell’Isola.

E’ assolutamente conclamata, poi, la gravissima omissione delle istituzioni centrali e locali consistente nella violazione del principio di precauzione ripetutamente connessa al principio di informazione a favore della popolazione, indice di grave negligenza considerato che la conoscenza può consentire di adottare sistemi di prevenzione e apprezzato quanto disposto dal d.lgs. 152/2006 e dalle d.lgs. 4/2008, che prevede all’art. 257 una fattispecie di omessa bonifica che ricomprende, senza ombra di dubbio alcuno, parte della previgente fattispecie di cui all’art. 58 d.lgs. 152/99 (Danno ambientale, bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati).

Il Governatore della Regione Autonoma della Sardegna, in virtù delle Direttiva 2004/35/CE e del d.lgs. n. 152/2006, così come modificata dal d.lgs. 4/2008, avrebbe dovuto chiamare in giudizio, per il risarcimento del danno ambientale, le società pubbliche e private responsabili dell’inquinamento dell’ambiente e del territorio.

Il Governatore avrebbe dovuto, inoltre, esercitare tutte le prerogative della Regione Sarda in materia di disciplina dell’attività mineraria imponendo all’Igea S.p.a. l’esecuzione di tutti i lavori, radicali e definitivi, per la messa in sicurezza e per il ripristino ambientale dei siti minerari dismessi.

Così non è stato.

Anzi, la Regione chiaramente colpevole del mancato controllo della sua Società in house, ha assistito passivamente al depauperamento delle competenza dell’Igea, sancendo il suo sostanziale fallimento.

Nonostante l’impegno profuso dall’Ing. Antioco Gregu, prima e dall’attuale Commissario Liquidatore, Dott. Michele Caria, nominato con atto dell’Assemblea dei Soci del 10/12/2014, la situazione risulta, ancora oggi, al collasso a causa del disinteresse della Regione.
Non solo.

E’ nota la matassa di norme e di interessi nati intorno alle bonifiche Sarde : l’Igea S.p.a., il Parco Geominerario, e l’Ati Ifras, rappresentano per i sardi una cocente esperienza di fallimento politico, legislativo e amministrativo.

In mancanza di significative azioni da parte dell’istituzione regionale, si provvederà a ricorrere, ancora una volta, in ogni sede competente, per vedere riconosciuti i risarcimenti per i danni ambientali e perché vengano identificati gli eventuali reati derivanti dall’omissione di atti dovuti.