Lo spaghetto ai ricci, piatto simbolico di Cagliari, è sempre più a rischio. In Sardegna la pesca dei ricci di mare vive una fase critica, stretta tra tutela ambientale e sopravvivenza economica.
Negli ultimi dieci anni i pescatori autorizzati sono crollati: da quasi 200 a poco più di 60. A pesare sono la minore redditività, regole più severe e soprattutto il calo della risorsa. I ricci, infatti, stanno diminuendo a causa di pesca intensiva, cambiamenti climatici e fragilità del loro ciclo biologico, che richiede anni per la riproduzione.
Anche nelle aree fuori tutela, come quelle vicine a Cabras, la situazione è preoccupante. «Siamo di fronte a un progressivo degrado», avvertono le istituzioni.
La Regione ha introdotto limiti più rigidi: stagioni ridotte, quantità contingentate e tracciabilità obbligatoria. Ma secondo gli esperti il problema è più profondo: anche un prelievo minimo potrebbe non essere più sostenibile.
Sul tavolo ci sono soluzioni drastiche, come un fermo biologico pluriennale, accompagnato da incentivi per i pescatori: riconversione, acquacoltura e pescaturismo. Resta però il nodo sociale, con molti operatori difficili da ricollocare.
Intanto cresce il rischio abusivismo, che alimenta il mercato nero e mette ulteriormente sotto pressione una risorsa già fragile.
La sfida è trovare un equilibrio tra ambiente, economia e consumo. Anche a costo, per qualche anno, di rinunciare a uno dei sapori più amati dell’isola.









