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Quartucciu, bambini privati della sfilata di Carnevale: “Non era mai stata autorizzata”

Una decisione improvvisa, arrivata a ridosso dell'evento, ha di fatto privato i bambini della possibilità di sfilare con il progetto a cui stavano lavorando da ottobre, con il consenso informale iniziale della dirigenza.

di Daniela Di Iorio
13 Febbraio 2026
in hinterland, zapertura

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Quartucciu, bambini privati della sfilata di Carnevale: “Non era mai stata autorizzata”
A pochi giorni dal Carnevale, quando l’entusiasmo era ormai alle stelle e i costumi pronti per essere indossati, alla scuola primaria di Quartucciu è calato il sipario. Niente sfilata in paese, niente carro allegorico dedicato alla Divina Commedia, niente corteo festoso frutto di mesi di lavoro.
Una decisione improvvisa, arrivata a ridosso dell’evento, ha di fatto privato i bambini della possibilità di sfilare con il progetto a cui stavano lavorando da ottobre, con il consenso informale iniziale della dirigenza. Un percorso didattico e creativo che aveva coinvolto insegnanti, famiglie e alunni dalla prima alla quinta elementare. Per molti sarebbe stato il primo Carnevale. Per altri, quelli di quinta, l’ultimo da bambini della primaria.
Non si trattava di un’iniziativa improvvisata. Il tema – Inferno e Paradiso – era stato inserito all’interno di un percorso formativo ispirato a Dante, con un chiaro valore culturale oltre che ludico. I ragazzi avevano studiato, creato, disegnato, realizzato banner e costumi, investendo tempo, entusiasmo e – non secondario – anche risorse economiche da parte delle famiglie. Il paese era pronto, le autorizzazioni comunali in fase di formalizzazione, il supporto logistico predisposto. Poi, lo stop.
Le motivazioni non sono state chiarite pubblicamente. Non si parla di rinvio per maltempo, non si è proposta una data alternativa. La sfilata, semplicemente, “non era mai stata autorizzata formalmente”. E così, a pochi giorni dall’evento, l’aspettativa si è trasformata in delusione.
Oggi qualcosa è stato fatto nel cortile della scuola. Ma non era quello il progetto. Non era quella la festa immaginata per mesi. E non è la stessa cosa.
La domanda, inevitabile, è un’altra: che messaggio si dà a questi bambini? Se si limitano le occasioni di aggregazione, di partecipazione, di cultura condivisa, quale idea di scuola si sta trasmettendo? La scuola che incoraggia, che costruisce, che valorizza il lavoro di gruppo? O quella che smonta, all’ultimo momento, l’impegno e l’entusiasmo?
Siamo abituati a lamentarci di ragazzi “disinteressati”, “svogliati”, “allo sbando”. Ma quando si crea un’occasione concreta di partecipazione culturale – per di più legata a un capolavoro della nostra tradizione letteraria – e la si spegne così, senza spiegazioni chiare, non si rischia forse di alimentare proprio quella disillusione che tanto si teme?
Virgilio Ricci, rappresentante del comitato di Genneruxi, non nasconde la sua preoccupazione: «Sono bambini che un giorno verranno a Cagliari a studiare, sono i ragazzi del futuro, non possiamo sottovalutare la loro educazione».
E ha ragione. Cagliari e il suo hinterland sono strettamente connessi. I bambini di oggi saranno gli studenti di domani, i cittadini che animeranno scuole superiori, università, associazioni culturali. Ogni esperienza incide, ogni messaggio lascia un segno.
Non si tratta di puntare il dito contro qualcuno. Si tratta di interrogarsi su un principio: quando dei bambini lavorano per mesi a un progetto condiviso, quando imparano che l’impegno porta a un risultato, quando scoprono che la cultura può diventare festa e partecipazione, interrompere tutto all’ultimo momento senza una spiegazione convincente non è un dettaglio organizzativo. È un segnale educativo.
E forse, prima ancora di parlare di programmi, dispersione o disagio giovanile, dovremmo chiederci se siamo davvero disposti a proteggere – e valorizzare – l’entusiasmo dei più piccoli. Perché certe sfilate si dimenticano. Ma certe delusioni, no.
Tags: quartucciu
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