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“Pratiche lente? Colpa dei dipendenti regionali in smart working. E hanno anche i buoni pasto”

di Ennio Neri
23 Aprile 2021
in sardegna, zapertura1

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“Pratiche lente? Colpa dei dipendenti regionali in smart working. E hanno anche i buoni pasto”

“Dipendenti regionali in smart working senza pc: per questo le pratiche son lente. E hanno anche i buoni pasto”. Così l’assessore regionale al Turismo Gianni Chessa, in un video intervento nell’ambito del consiglio comunale di 3 giorni fa a Dorgali. Il video ha rimbalzato in breve tempo sui social. “Chi ha messo i dipendenti pubblici a casa, lì sono senza computer e non possono essere controllati. Io perché sono qui e tutti giorni col mio staff e loro no. Ecco perché siamo lenti nelle pratiche, ci hanno preso gusto a starsene a casa. Sno tutelati dai sindacati che tutelano i diritti, ma non parlano mai di doveri. Ricordo poi che i dipendenti pubblici hanno preso i buoni pasto in smart working. Ma non ne hanno bisogno, li avrei dati piuttosto alla Caritas”. Pronta la risposta dei Progressisti.

“Se la macchina amministrativa è andata avanti, con tutte le difficoltà del caso dovute alla pandemia, è grazie al lavoro quotidiano di chi ha svolto le proprie mansioni anche con il lavoro a distanza. Risultati raggiunti realmente, non le bugie  raccontate con comunicati e annunci dalla Giunta e dal Presidente”, si legge in un comunicato dei Progressisti, “se l’obiettivo delle dichiarazioni dell’assessore durante il Consiglio comunale di Dorgali era invece quello di migliorare la strada verso l’approvazione della legge sul poltronificio in discussione in Consiglio regionale, è necessario ricordargli che non è bene sputare sul piatto in cui si mangia: gli assessori passano, i lavoratori restano. E se usufruiscono dei buoni pasto è perché, a differenza di alcuni direttori generali, non fanno parte di quella cerchia ristretta di “amici” che possono avere accesso ai pranzi esclusivi di Sardara.
La produttività delle dipendenti e dei dipendenti regionali non è in discussione, sono invece inesistenti le capacità, la professionalità, le competenze, lo stile, l’educazione istituzionale, la capacità di lavoro della giunta e del Presidente. Per non parlare della conoscenza e del rispetto delle leggi e delle regole.

In serata le scuse dell’assessore. “Scrivo queste righe per rappresentare a tutti i dipendenti della Regione Sardegna il mio profondo rammarico per le parole che ho utilizzato nel corso della seduta del Consiglio
Comunale del Comune di Dorgali dello scorso 19 aprile. Nutro il massimo rispetto per i dipendenti della Regione e, specificamente, per quelli del mio assessorato, e sono consapevole dei sacrifici e disagi ai quali si sono sottoposti soprattutto nel corso dell’ultimo anno.
Le mie parole erano il frutto non di un mancato riconoscimento del lavoro svolto, ma della frustrazione nel continuare a vedere che, a causa della pandemia, gli uffici sono costretti a lavorare sempre in un regime di emergenza, ciò che comporta necessariamente (ma per cause che non dipendono dall’impegno dei dipendenti) un rallentamento della macchina amministrativa e, quindi, l’impossibilità di raggiungere tutti i risultati che, come Giunta e come Assessorato avevamo programmato.
Mi rendo conto che le mie parole sono risultate fuori luogo. Chi mi conosce sa che è nel mio carattere utilizzare spesso espressioni simboliche e colorite, per enfatizzare i miei discorsi. In questo caso, lo riconosco, è venuto fuori un pensiero che non mi appartiene e pertanto ribadisco a tutti le mie scuse”.

 

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