Pescatori a Cagliari, un mestiere che muore: “Non siamo tutelati”

Interviste ai piccoli pescatori al porto di Cagliari: “I giovani scappano da questo lavoro perchè è troppo duro, le tasse ci strangolano. Servirebbe una scuola di formazione”

Un settore in crisi e spesso abbandonato. E’ quello del comparto dei pescatori. E non si sentono da meno i piccoli pescatori del porto di Cagliari.  Gente che fa questo mestiere da generazioni. Che si tramanda da padre in figlio. E che racconta dei problemi quotidiani dovuti alla crisi, al caro carburante, alla burocrazia, ai divieti miliari e alla scarsità di pesce.

“E’ un mestiere che ti logora – racconta Giacomo Brignano, 45 anni, e una vita passata in mare – si lavora quando fa freddo, quando piove e fa brutto tempo, si esce alle 4 del mattino e si rientra il giorno dopo. E’ un mestiere che pian piano ti consuma, ma fosse solo quello. I problema sono altri- continua il pescatore – La burocrazia, le tasse, i continui controlli, il caro carburante ci riducono all’osso. Non siamo tutelati. E aggiungici la scarsità di pesce. Ecco perché nessuno vuole più fare il pescatore, tanto meno i giovani, non conviene più”

Un mestiere che pian piano ti presenta il conto, tra artrosi e altri acciacchi e Giacomo dopo 32 anni, ha dovuto abbandonare perché si è ammalato. Una malattia che nessuno gli paga.  I pescatori del porto di Cagliari escono con i loro piccoli pescherecci all’alba verso punta Zavorra,  dove si pesca per lo più triglie e muggini, anche se ormai il mare è diventato avaro. La concorrenza poi spietata dei grandi pescherecci si porta vita tutto, e ben poco rimane a chi cerca di farsi la giornata, come questi piccoli pescatori.

Angelo Floris, cagliaritano doc, 48 anni, il mare lo conosce bene, e ormai gli anni passati sulla sua barca, non li conta più. Solleva un altro problema: Mancano gli indennizzi per esempio durante il fermo biologico, oppure a causa delle reti rovinate dai delfini, o dai divieti militari, i rimborsi arrivano anche anni dopo, se arrivano.”

Non chiedono tanto, il loro sogno è creare una scuola di formazione per i giovani pescatori, un allevamento di pesce e poter vendere il loro pescato in bancarelle direttamente al porto.  “Proprio come si fa in tutto l’adriatico, – dicono i due  pescatori-il pesce costerebbe molto meno, perché se al mercato lo vendiamo a 4 euro loro lo rivendono ad otto”. Un settore, quello della piccola pesca, che dovrebbe tutelato e di vitale importanza in una terra circondata dal mare.

Federica Melis

 


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