Natale di crisi, commercianti sardi disperati: “Bloccate le tasse, ci servono prestiti a tasso zero”

I numeri choc diramati dalla Confcommercio sarda nel Natale flagellato dal Covid: “Ogni sardo spenderà 119 euro per i regali e uno su quattro non farà acquisti”. L’appello al Governo: “Indennizzi per tutto il 2021, abbiamo perso pazienza e speranza” . E voi, quanto spenderete per i doni? 

Il Natale è alle porte e secondo una stima dell’Ufficio studi di Confcommercio quest’anno la spesa per i regali, a causa delle incertezze economiche dovute alla pandemia, ovviamente calerà rispetto all’anno precedente, ogni sardo spenderà 119 euro. È ciò che emerge dall’indagine dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi di Natale.
“L’incertezza economica e il disorientamento sono i veri protagonisti di questo Natale 2020”, ha detto il presidente di Confcommercio Sud Sardegna Alberto Bertolotti, “questo comporta un calo del 12 per cento dei consumi rispetto allo scorso anno dovuto a tanti fattori, come le tredicesime più leggere, il lockdown ma, soprattutto, la paura diffusa causata da questa emergenza”. Solo il 74 per cento dei consumatori farà i regali. Vale a dire che un sardo su 4 non farà acquisti. E chi li farà, spenderà di più, segno evidente che si allarga la forbice tra garantiti e non garantiti.
Confcommercio ha lanciato la campagna #acquistasottocasa. “Si prefigge di sostenere le microimprese contro i giganti delle piattaforme online”, ha detto il presidente Bertolotti, “ contemporaneamente, la lotta politica per arrivare ad una vera web tax rimane uno dei punti fermi della linea della nostra organizzazione”. Extra CashBack. “La speranza è che la misura economica nell’ottica della spinta ai consumi e della trasparenza dei pagamenti, invogli i sardi a fare gli acquisti, speriamo nei pic-coli negozi di vicinato. L’emergenza Covid-19 costringe ancora molte imprese a restare chiuse, come bar, ristoranti e alberghi, che dovranno fare i conti con un fatturato decimato rispetto agli anni precedenti”.
Le richieste: “La voglia di ripartire c’è, ma serve una spinta decisa ed univoca da parte del Governo: moratoria fiscale per il 2020, indennizzi prolungati per tutto il 2021 e una diffusa campagna di prestiti a tasso zero ultratrentennali per le aziende. Le misure non si basino sui codici ateco ma tenendo in considerazione le perdite di fatturato come unico criterio. Se di emergenza si tratta, la risposta deve essere di vera emergenza. A rischio ora è il ruolo dell’Italia produttiva. Temiamo il disorientamento sociale e lo diciamo da tempo al Governo. Perché non abbiamo solo perso la pazienza, stiamo arrivando a perdere la speranza. Il problema dell’altro, diceva don Milani, è uguale al mio. Sortirne insieme è politica”.


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