Magia del turismo in Sardegna: “Spiagge sarde belle come nei Caraibi”

Il racconto di Matteo Porru: “”Ci sono stato io, ai Caraibi”, dice un turista Catalano “E se la giocano, il Golfo Aranci e Antigua!”. C’è arrivato con una compagnia low-cost, sull’isola. Non mi vuole dire il prezzo, ma mi fa capire che è alto. Molti anche i tedeschi: l’accoglienza qui è stata meravigliosa “


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di Matteo Porru

C’è ancora chi corre sulla sabbia bollente delle due. E chi ci si distende sopra per cercare di alleviare un torcicollo terribile. Chi gioca in riva a racchettoni, gente spaparanzata sulle sdraio. E chi si rattrista sapendo che il giorno dopo si ritroverà di nuovo dietro quella maledetta scrivania, con pratiche, moduli, e che del mare vedrà solo il blu sbiadito dalla finestra dell’ufficio.  Sì, dopo ferragosto la gente continua ad affollare le spiagge sarde. Turisti in primis, connazionali e non, attirati ancora dalla bellezza delle coste. C’è perfino chi pensa che queste baie siano i Caraibi italiani.

“Ci sono stato io, ai Caraibi”, dice un turista Catalano “E se la giocano, il Golfo Aranci e Antigua!”. C’è arrivato con una compagnia low-cost, sull’isola. Non mi vuole dire il prezzo, ma mi fa capire che è alto. Molti anche i tedeschi. “Siamo venuti in vacanza qualche giorno fa, ma sembra siano passati anni”, racconta un ragazzo di Berlino insieme alla fidanzata “L’accoglienza qui è stata meravigliosa e anche se spesso a fine giornata siamo stravolti, non c’è niente di meglio che vedersi abbronzati dopo mesi!”.

E fra un ombrellone e l’altro salta fuori un milanese che no, la sua casa a Geremeas non la cambierebbe con nessun’altra cosa al mondo. Sul bagnasciuga del Poetto giocano dei bambini inglesi, mi illuminano con i loro occhi quando mi raccontano di aver visto i delfini. Un uomo sui trenta si sente chiamare in un modo che gli fa venire la pelle d’oca: papà. Gattona verso di lui un bambino con due occhi blu come l’oceano visto da Gibilterra. La madre gli è dietro, con una pompa e un gonfiabile a forma di cigno; basta uno sguardo e il padre, con tutta la forza che ha nelle braccia, inizia a pompare aria. Il figlioletto che lo guarda, gli sorride, gli dice “grazie” a modo suo, chè grazie non ha ancora imparato a dirlo. Ci sono tante, troppe storie per raccontarle tutte, che si possono vedere girando le calette e le grandi baie.

Di notte la luna continua a guardare il mare dall’alto del suo trampolino, sempre più in alto, senza mai avere il coraggio di tuffarsi. Portata dal vento, si sparge per la spiaggia un leggero odore di pesce e un’aria di musica jazz. Del Mississippi. Il mare sfinito si rilassa, cullato dal termico. E sì, qualcuno sotto le stelle, in segreto, ogni tanto si bacia ancora.


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