L’Italia nel Medioevo della parità: nessuna donna al ballottaggio per diventare sindaco

Le elezioni amministrative di domenica e lunedì consegnano un’istantanea che riporta indietro di decenni il Paese: al potere tutti uomini. Succede, quando le battaglie si fanno sulla forma e non sulla sostanza.

Se le battaglie sono sul linguaggio e non sulla sostanza, manovra strategica per spostare attenzioni e obiettivi, il risultato è servito: nessuna donna, nell’anno del Signore 2021 in Italia, Europa, sarà al ballottaggio per l’elezione a sindaco nelle grandi città. E’ questo uno dei dati certi di questo voto. Non ce l’ha fatta Virginia Raggi a Roma e nemmeno Valentina Sganga a Torino. Ad andare avanti solo candidati uomini. A ben guardare, già le premesse non erano ‘rosa’: su 145 candidati sindaco nei 17 comuni capoluogo delle Regioni solo 25 erano donne. Il 17.24% contro l’82.76 degli uomini, come testimonia il rapporto del ministero dell’Interno. Sebbene molti partiti si siano affrettati a rassicurare sulla presenza femminile tra le loro fila, la sfida al ballottaggio sarà dunque tra soli uomini: a Roma, Enrico Michetti, supportato dal centrodestra, sfiderà al ballottaggio Roberto Gualtieri, candidato del centrosinistra. Virginia Raggi? Non pervenuta. A Torino, il candidato sindaco di centrodestra Paolo Damilano sfiderà al secondo turno Stefano Lo Russo. Valentina Sganga, del M5S, non ce l’ha fatta a raggiungere i voti necessari.

A Milano Beppe Sala ha vinto al primo turno. A Bologna ha vinto Matteo Lepore. A Napoli, su sette candidati solo due erano donne: quella che ha preso più voti, Alessandra Clemente, ne ha comunque presi una manciata se comparati con quelli di Gaetano Manfredi e Catello Maresca.

Difficile sfondare il tetto di cristallo per il gentil sesso? Impossibile, se si continua a guardare il dito invece che la luna. 


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