La mamma del bimbo morto soffocato: “Ero stremata, ho chiesto aiuto ma nessuno mi ha ascoltata”

Il piccolo si chiamava Carlo Mattia, nato dopo 17 ore di travaglio della mamma 29enne. Che ora accusa l’ospedale: “Mi hanno lasciata sola. Per dirmi quello che era successo mi hanno portata in una stanza senza neanche la presenza di uno psicologo”

Rompe il silenzio e lo fa in modo pesante, con il carico di un dolore terribile. “Ho chiesto aiuto, l’ho fatto più volte, ho pregato che portassero il mio bambino al nido perché ero stremata ma mi dicevano che non era possibile. Ho chiesto aiuto, ma nessuno mi ha ascoltata e ora Carlo Mattia non c’è più”. Lei, 29 anni, dopo 17 ore di travaglio aveva dato alla luce il suo primogenito, un bambino sanissimo di oltre tre chili e mezzo. Aveva firmato il consenso al rooming in, ovvero il neonato 24 ore su 24 in stanza con la mamma dopo il parto. Ma un conto è la teoria e un altro la realtà: lei, dopo 17 ore di travaglio, era distrutta, devastata, priva di qualunque forza fisica e mentale per occuparsi del suo piccolo. Come sa bene chi ha partorito. E come sa benissimo chi ci è passato, appena dopo il parto inizia un cronoprogramma insostenibile se non per chi l’ha messo a punto, che probabilmente non ha mai partorito: rimettersi in piedi subito, allattare immediatamente, cambiare il bambino e così via.

E dunque, nonostante avesse pensato di poterlo fare, si è resa conto di non avere le forze per farlo. Ha chiesto aiuto, ma ha trovato un muro. E l’infermiera ha trovato Carlo Mattia morto già da ore sotto il corpo della mamma crollata dalla stanchezza. Lei è stata svegliata, portata in un’altra stanza e le è stato detto quello che era successo: “Senza neanche la presenza di uno psicologo che in quel momento potesse aiutarmi”, accusa ancora la donna.

Ora bisognerà aspettare 60 giorni per stabilire con certezza i contorni della tragedia che si è consumata all’ospedale Pertini di Roma tra il 7 e l’8 gennaio, grazie all’esito dell’autopsia. Per ora c’è soltanto una certezza: la donna è risultata negativa a tutti i test tossicologici e quindi è stata accantonata l’ipotesi che quella notte avesse assunto dei farmaci o altre sostanze. Intanto proseguono le indagini.

Gli inquirenti hanno acquisito tutta una serie di documenti in ospedale, compresa la cartella clinica della donna per accertare, tra l’altro, se avesse preso il piccolo in braccio nel tardo pomeriggio e perché sia rimasta con il neonato fino a sera, quando l’infermiera in servizio si è accorta della disgrazia. In sostanza i magistrati devono chiarire se si siano violati i protocolli e se vi siano state delle negligenze, come denunciato da alcuni familiari della piccola vittima. Al momento il fascicolo d’indagine per omicidio colposo aperto dai pm romani rimane contro ignoti. Anche la Asl ha avviato un’indagine interna.