Ivan di Selargius: “L’APP Immuni in Sardegna? Una corsa ad ostacoli”

Per Ivan Caddeo di Selargius, gli ultimi due giorni sono stati quasi una odissea per l’uomo che ha ricevuto il messaggio  di aver avuto un contatto con un positivo al covid-19. “La responsabilità civile imporrebbe a tutti noi l’installazione della APP Immuni, ma la scarsa capacità di reazione di alcune strutture del territorio rischia di annullarne ogni possibile effetto positivi”

L’app Immuni in Sardegna? “Una corsa ad ostacoli” per Ivan Caddeo di Selargius. Gli ultimi due giorni sono stati quasi una odissea per l’uomo che ha ricevuto il messaggio  di aver avuto un contatto con un positivo al covid-19. “La responsabilità civile imporrebbe a tutti noi l’installazione della APP Immuni, ma la scarsa capacità di reazione di alcune strutture del territorio rischia di annullarne ogni possibile effetto positivi” dice Ivan Caddeo.
Ecco il suo racconto: “Il 30 la APP IMMUNI mi notifica che ho avuto, alcuni giorni prima, un contatto diretto con un Covid-19 positivo. Le indicazioni ricevute sono: mettersi in contatto col medico di famiglia e seguire le indicazioni per un isolamento domiciliare nell’attesa del monitoraggio attivo da parte dell’ATS. Chiamo il mio medico che, giustamente, mi ripete le indicazioni per l’isolamento domiciliare: stare in una stanza separata da moglie e figlia, usare un bagno separato, evitare i contatti diretti, lavarsi le mani frequentemente etc. etc. Chiedo io al medico che tipo di controlli dovrò fare e mi risponde che tutto dipenderà dall’ATS. In ultimo mi chiede di chiamare il numero dell’unità di crisi per comunicare il contatto notificatomi da IMMUNI. Prima telefonata, sintesi: se non ho il nome del Covid-19 positivo (no, per fortuna non ho il nome, IMMUNI notifica solo l’avvenuto contatto) mi dicono che non possono fare nulla, neppure prendere i miei dati e, perché so benissimo dove è avvenuto il contatto, neppure registrare il luogo del contatto stesso. Cerco di insistere ma, in modi gentili ma risoluti, mi invitano a richiamare il medico per decidere cosa fare.
Seconda telefonata: stesso disco della prima. Stavolta, in modi gentili ma leggermente più infastiditi, chiedo all’operatrice a cosa servisse, secondo lei (non è a lei che lo chiedevo realmente…), installare un’APP di tracciamento contatti se nessuno stava realmente tracciando una beata cippa. Mi risponde che non è a lei che devo fare certe domande (in fondo ha ragione e prima o poi qualcuno risponderà) e consiglia di chiamare il medico di base.
Chiamo il medico che, in buona sostanza, mi dice che il tampone lui non lo può prescrivere, è sempre l’ats a dover dare indicazioni, e che può invece farmi una prescrizione per il sierologico, a pagamento. Il mio problema non era fare un sierologico a pagamento o gratis (che pure avrei potuto fare) ma mi chiedevo: chi controlla se sono positivo asintomatico (con altre due persone in casa!) e tra 10 giorni da oggi me ne vado bellamente in giro a fare l’untore inconsapevole?(per i più pignoli, la mascherina la uso, sempre al chiuso e se c’è rischio di incontro ravvicinato anche all’aperto)
Il medico chiama quindi il numero verde del “Centro Covid” e mi invia la registrazione della conversazione: a lui, sarà perché è il medico di base, dicono esattamente il contrario di ciò che hanno detto a me! Sostengono infatti che devo chiamarli (ancora, ma ormai siamo amici) per comunicare i miei dati, saranno poi loro ad avvisare il servizio di Igiene e salute pubblica che provvederà a monitorare la mia situazione.
Chi mi conosce sa che sono perseverante ma non esattamente uno paziente (mia moglie mi descriverebbe con altri termini) e inizio la terza telefonata con: “Vediamo se alla terza telefonata, più una del medico, riusciamo a cavare fuori qualcosa di buono…”. E invece, a sorpresa, la persona al telefono prende i miei dati che poi verranno comunicati al Servizio competente per il mio monitoraggio, e si scusa per colpe non sue (e probabilmente neppure delle colleghe).
Ora vediamo se e quando verrò contattato.
Però, ed è un però grande quanto una casa, in quanti (certamente meno rompi….. di me) si sono accontentati delle prime risposte negative del call center dell’ATS? In quanti, in assenza di reazione da parte delle strutture preposte hanno alzato le spalle e sono in giro senza sapere granché delle proprie condizioni di salute? Quanti di coloro che hanno avuto la notifica di Immuni non sono stati sottoposti a controllo?
Che fine hanno fatto due delle tre T (tracciamento e test), se non sei un influencer della Costa, per affrontare la seconda fase in Sardegna?”

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