“Io, sarda respinta a Elmas con i miei amici americani: trattati come delinquenti, chiedo i danni”

+++ ESCLUSIVO – Federica Fanari, imprenditrice 37enne, è una dei 6 passeggeri adulti arrivati dagli Usa col jet privato e rimandati indietro: “I miei amici dovevano valutare l’acquisto di alcune aziende, non vogliono più mettere piede nell’Isola. Abbiamo mangiato per terra, la nostra proposta di tamponi e quarantena è stata rifiutata: ho già parlato col mio avvocato”

La voce è ferma e decisa, con qualche punta di stupore durante la narrazione. Federica Fanari, imprenditrice nel settore dell’e-commerce 37enne di Oristano, residente da un anno in Germania: è lei l’unica passeggera sarda del jet privato, decollato da Eagle in Colorado e atterrato, ieri mattina, all’aeroporto di Elmas. L’aria dell’Isola, però, lei e i suoi amici, l’hanno solo potuta immaginare e non respirare. Le uniche aree nelle quali sono stati per qualche ora? “Gli arrivi e, nel pomeriggio, la sala dell’aviazione generale dell’aeroporto”. Poi, alle 23, “ci hanno fatto risalire sul jet. Il pilota era stanco, aveva addosso tante ore di volo, ecco perchè abbiamo fatto rotta su Birmingham, Inghilterra”. Il loro arrivo a Elmas è stato “bocciato” in seguito alla riapertura delle frontiere da parte dell’Ue: gli Usa non sono tra i paesi presenti nella lista. “Sì, ma noi avevamo tutte le autorizzazioni da parte della Regione e dell’aeroporto, oltre a quelle dell’operatore del volo. La decisione è entrata in vigore quando eravamo già in volo. Siamo atterrati verso le 10:30, ci hanno tenuto ore e ore senza dirci nulla, da una parte”. Ma chi c’era a bordo di quel jet? La Fanari, certo. E poi? “Una neozelandese, due inglesi, due americani e cinque bambini, tre statunitensi e due con passaporto tedesco, sono i miei figli”, precisa la Fanari. Il motivo del viaggio? “Volevo vedere la mia famiglia e i miei amici dovevano valutare l’acquisto di alcune aziende e di una casa. Dopo questo fatto, mi hanno detto che non torneranno più in Sardegna”, sostiene l’imprenditrice.

“Nel pomeriggio di ieri ci hanno spostato tutti nella sala dell’aviazione generale dell’aeroporto, almeno lì abbiamo potuto mangiare qualcosa, noi e i nostri figli. Abbiamo proposto alla polizia, che ci ha detto di aver eseguito gli ordini che aveva ricevuto a livello nazionale, di sottoporci ai tamponi e di fare la quarantena tutti insieme, nella casa che avevo prenotato a Villasimius. Sono stati irremovibili, alle 23 siamo dovuti ripartire”. È molto arrabbiata, Federica Fanari: “Siamo stati trattati come se fossimo dei delinquenti, non è giusto. Inoltre, chi rifonderà di tutte le spese e i soldi anticipati? Parlo del doppio volo, del denaro per le automobili che ci aspettavano fuori dall’aeroporto e della casa. Mi devo rivolgere al mio avvocato per capire cosa si può fare. Voglio chiedere i danni”.


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