Incendio Abbanoa, Ramazzotti: “Ora cercheremo una nuova sede”

Rabbia e amarezza del Commissario Unico di Abbanoa Alessandro Ramazzotti. All’indomani dall’episodio ai danni della sede di Abbanoa, l’assessore regionale ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda scrive una lettera al Procuratore Generale: “E’ il decimo attentato in tre anni contro Abbanoa, Perchè?”

“Non può essere un gesto casuale, c’è un disegno criminale contro Abbanoa. Forse infastidisce il fatto che abbiamo messo ordine, regole uguali per tutti, legalità e trasparenza, nel settore assunzioni, appalti, gare, lotta contro i morosi. Hanno colpito un fiore all’occhiello, il call center, la centrale di telecontrollo, per monitorare il funzionamento serbatoi, tutto distrutto, ma stiamo lavorando per ripristinare una nuova sede, ridaremo un servizio di ottima qualità che da sempre esiste per tutti gli utenti”.

Nelle parole del commissario unico di Abbanoa, Alessandro Ramazzotti c’è l’amarezza per il secondo rogo a distanza di appena due mesi nella stessa sede (Viale Diaz a Cagliari), che ha letteralmente distrutto stavolta gli uffici che ospitano il Contact Center del gestore unico. Le squadre dei Vigili del Fuoco questa notte, intorno alle 22, hanno dovuto lavorare per oltre due ore per avere ragione delle fiamme. Le cause? Ancora poco chiare le dinamiche dell’incendio, forse un corto circuito ma non si esclude la pista di un vero e proprio attentato ad opera di ignoti. 

LA DENUNCIA DI MANINCHEDDA. Una lettera inviata al Procuratore Generale di Cagliari dell’assessore regionale ai Lavori Pubblici, Paolo Maninchedda: “Egregio Procuratore, ieri la società sarda Abbanoa ha subito il decimo attentato in tre anni. Nessun colpevole. Non posso sapere se ci sono indagini in corso, ma per il momento, nessun colpevole. Non solo: nessuno che si chieda: “Perché?”. Il penultimo attentato è del 30 ottobre, nello stesso palazzo in cui è avvenuto quello di ieri. Coincidenze? E che dire di un archivio spostato per essere messo in sicurezza e subito dopo dato alle fiamme? Perché? Perché si distrugge un archivio se non che per distruggere tracce di procedimenti amministrativi? Signor procuratore, vede, non ha alcuna rilevanza penale, ma io sono stanco di essere lasciato solo. Sono stato nominato assessore e ho trovato: 1) la società di fronte al tribunale fallimentare; 2) i suoi vertici indagati per reati penali; 3) il 30% degli utenti che non pagavano l’acqua. Oggi la società non è più di fronte al tribunale fallimentare, i vertici della società sono stati giudicati non colpevoli, i sardi morosi cominciano a capire che devono pagare l’acqua. Non ho cercato colpevoli. Ci siamo messi a lavorare sodo per salvare posti di lavoro, impianti, credibilità, servizi. Mentre facevamo tutto questo, eravamo circondati da un clima di sospetto incredibile, da stato di polizia. Io stesso, quando parlo di Abbanoa, ho sempre il timore di essere ascoltato e frainteso. Provi Lei a vivere così, con la certezza di far del bene coincidente con la sensazione di essere costantemente sospettato di essere un malfattore.

Non parlo, badi, del naturale clima di sospetto che in Italia circonda ogni attività politica. Lo sappiamo bene che l’Italia è una repubblica fondata sul sospetto e sul rancore. Non parlo dell’impossibilità ormai acclarata per ogni uomo pubblico di difendersi da diffamazioni varie, sia derivanti dall’incontinenza verbale dei suoi avversari politici, sia da quella dei qualunquisti professionali che tingono del viola dell’invidia e del risentimento anche gli angoli delle strade. Non parlo di questo, anche se l’alta istituzione che Lei rappresenta ha una grande responsabilità rispetto a questo clima di generale discredito in cui annaspiamo, non foss’altro per la tolleranza ridanciana dimostrata verso la volgarità, verso l’insulto, verso la bugia politica, verso l’insinuazione purché indirizzata alle persone che rivestono ruoli pubblici. Parlo di un clima diabolico che ha fatto scendere l’oblio sulle fasi costitutive di Abbanoa, sulle gestioni fallimentari che hanno preceduto questa, sui lavori fatti con i piedi, sulle assunzioni fatte dalle società fino al giorno prima della nascita di Abbanoa, sui depuratori inaugurati tre volte, sulle anagrafiche ‘sporche’ dei clienti, sui circuiti delle progettazioni, come erano prima e come sono adesso, sui rapporti tra la società e il ceto politico, a tutti i livelli, dai sindaci ai consiglieri regionali e agli assessori.
Viceversa, i riflettori sono stati accesi in modo univoco sulla situazione attuale di Abbanoa, in modo da rappresentarla come una società sporca, una società equivoca, covo di mille misteri, luogo dove dimostrare l’esistenza di ogni nefandezza anche a fronte di ogni trasparenza. Abbanoa è stata per lungo tempo colpevole di tutto a prescindere. In questo clima noi abbiamo lavorato”.

GLI ATTENTATI. “Oggi Abbanoa – scrive sempre Maninchedda – ha i bilanci in ordine, non quello di un anno, ma la serie dei tre anni. L’anno prossimo uscirà dalla centrale rischi. Non ha licenziato nessuno. Ha più di 150 cantieri aperti. Gli sversamenti e tutte le irregolarità, i fuori norma della potabilizzazione e della depurazione, sono verticalmente diminuiti. Gli impianti ancora hanno bisogno di grandi interventi, ma lentamente le cose stanno cambiando. Nel frattempo, ecco il bollettino di guerra: 2 archivi documentali incendiati; 3 autospurgo incendiate; 2 autobotti incendiate; 2 sedi operative incendiate; 7 danneggiamenti a mezzi vari; 1000 denunce per scarichi e allacci abusivi cui non risulta alcun seguito. Mi sembrano fatti gravi, non crede? Perché non si è visto che Abbanoa è sotto attacco ed è difesa dai suoi dipendenti, dai suoi dirigenti e amministratori? Perché si sono confuse le vittime con i carnefici? Non so darmi una risposta. So che in questi due anni io ho avuto un manipolo di persone a starmi vicino nella difesa della società: il Presidente e la Giunta, nessun altro. So che voi tollerate i maldicenti e sottovalutate il clima che le parole infondate, gravi e pronunciate con leggerezza e irresponsabilità creano intorno a chi svolge funzioni pubbliche. Però in questo modo state ottenendo il grande risultato di dissuadere le persone per bene dall’occuparsi del bene comune. Le persone normali sono portate, in questo clima, a stare lontano dalla vita pubblica per recuperare serenità, libertà e riservatezza. Non ho niente da chiederle. Io continuerò a fare il mio dovere, voi continuerete a sospettare della politica e i delinquenti che incendiano e distruggono, protetti dai maldicenti che gettano fango su tutto e su tutti, continueranno a farla franca. Io e Lei contiinueremo a vivere in questo Stato ipocrita e malvagio; io con nessuna soddisfazione e con tanta apprensione, non so Lei”.

 


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