In cerca di una soluzione per la Cagliari-Civitavecchia: il governo in campo per limitare il disastro

Al ministero dei Trasporti è arrivata la manifestazione d’interesse di un’Associazione temporanea di imprese formata da Grendi e Sardinia Ferries. Si potrebbe optare per l’affidamento diretto a compagnie già operative su altre tratte, Grimaldi o Gnv. E mentre ancora si brancola nel buio, aumentano le proteste di passeggeri, autotrasportatori, turisti e sindacati. Romina Mura (Pd) vuole strutturare la continuità navale con emendamento alla legge di bilancio.

Il governo lavora per uscire al più presto dall’emergenza delle zero navi fra Cagliari e Civitavecchia. L’ultima corsa, con Tirrenia, due giorni fa: poi, dopo aver cancellato la tappa intermedia di Arbatax, la compagnia di navigazione ha soppresso l’intera tratta, con i comprensibili disagi per passeggeri, autotrasportatori ma anche turisti. L’ipotesi più probabile a questo punto è una procedura d’urgenza per salvare in extremis il collegamento che è venuto meno per la prima volta dopo 70 anni.

Prima di tutto bisogna trovare una compagnia di navigazione interessata a portare avanti il servizio. Perché la strada più rapida sarebbe quella dell’affidamento diretto, cosa non facile dopo un bando e due manifestazioni d’interesse andati deserti, con tanto di contestazioni da parte dell’assessore dei trasporti Todde per come il bando è stato strutturato. Potrebbe farsene carico Grimaldi, già operativa da Cagliari per Napoli o Gnv che collega Civitavecchia a Olbia.

Intanto, al ministero nelle scorse settimane è arrivata la manifestazione d’interesse di una Ati (associazione temporanea di imprese) formata da due compagnie, la Grendi (già operativa nell’Isola con diverse linee merci) e la Sardinia Ferries (che da tempo garantisce alcune rotte negli scali di Golfo Aranci e Porto Torres). E potrebbe tornare in campo anche Tirrenia. Se le cose andassero a buon fine, potrebbero farsi carico del servizio di linea che dovrà rigorosamente rispettare i criteri fissati dal ministero: frequenza minima trisettimanale, con almeno due approdi intermedi ad Arbatax distanziati di almeno due giorni e traghetti che non abbiano più di 30 anni.

“Ci si è mossi in maniera sparsa e non strutturata. Se qualcuno ha pensato che lo tsunami si sarebbe fermato con la soppressione dei collegamenti da e per Arbatax, non solo non ha alcun senso della realtà ma, non si è degnato di ascoltare le voci e gli avvertimenti sollevati dalla Cgil”. Lo dice il segretario regionale di Cgil trasporti, Arnaldo Boeddu. “Non è più rinviabile il tavolo più volte richiesto in cui poter mettere a fattore comune le esigenze dei sardi, delle imprese e dei lavoratori. Ribadire il diritto alla continuità territoriale sia per i passeggeri sia per le merci, con rotte che vadano oltre Civitavecchia, peraltro, è condizione irrinunciabile se si vuole realmente dare un futuro al progresso sociale ed economico di una parte importante dell’isola. Per questo – aggiunge – la prima questione da risolvere è far ritornare le navi in porto ma, nel contempo continuare l’iter affinché la regione Sardegna sia pienamente titolata anche sulla continuità marittima come avviene per quella aerea”, conclude.

Proprio su questo sta lavorando la parlamentare del Pd Romina Mura, presidente della commissione Lavoro della Camera. “Sulla continuità territoriale marittima c’è una proposta di legge già incardinata, ma l’approvazione delle leggi richiede troppo tempo, almeno un anno e mezzo, mentre la situazione va risolta prima possibile. Quindi sto tentando di far passare un emendamento alla prossima legge di Bilancio dove stabiliamo un semplice principio: la continuità territoriale marittima è a totale carico dello Stato. Al momento la continuità marittima è solo un fatto amministrativo, non c’è un principio giuridico che la sostenga, e istituirlo è l’obiettivo dell’emendamento”, spiega Romina Mura.


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