Il vero affare è lo stadio, ma il Cagliari è soltanto dei suoi tifosi

Tante verità, nessuna certezza sulla vendita del Cagliari. Cellino, Silvestrone. L’Unione Sarda. Giulini, Delogu. Dietro c’è una partita milionaria nella quale i tifosi rossoblù si sentono presi in giro, per l’ennesima volta

Diciamolo subito: la vera partita non è la vendita del Cagliari, ma la costruzione del nuovo stadio. Nella quale i tifosi del Cagliari invece che essere protagonisti, sono stati messi in un angolo,quanto mai spettatori. Gli interessi in gioco sono troppo grandi, la costruzione di un’opera ultra milionaria come il new Sant’Elia ha scatenato appetiti edilizi che stanno devastando anche la corretta informazione. Non tutte le campane suonano per caso. L’Unione Sarda ha deciso di schierarsi apertamente con la cordata di Giulini e Delogu, lanciando in prima pagina il sogno di Zeman allenatore 24 ore dopo l’annuncio di Cellino di avere venduto la squadra agli americani. In questa vicenda qualcuno si gioca la faccia per sempre. Non è un caso che il sindaco Zedda ieri sia apparso preoccupatissimo, scuro in volto: se davvero si trattasse di un “fondo Usa senza volto”, come potrebbe spiegare il sindaco di avere ricevuto 4 volte Silvestrone in Comune promettendo la costruzione del nuovo stadio sempre negata a Cellino? Se invece fosse tutto confermato, se il Cagliari davvero è stato già venduto agli Usa, perché l’Unione Sarda si espone in una campagna di stampa contro? I tifosi del Cagliari sono la maggioranza, e si sono a loro volta schierati con Luca Silvestrone, il manager ormai lanciato in una personalissima battaglia contro Anthony Muroni. Ma la domanda è: perché il giornale di Cagliari si schiera a muso duro nei confronti degli americani che piacciono ai tifosi del Cagliari? Secondo Silvestrone, i “poteri forti” vogliono mettere le mani sullo stadio. E l’editore dell’Unione è pur sempre un costruttore, che potrebbe avere legittime ambizioni a candidarsi per costruire il nuovo impianto.  Però ci si chiede come mai per 22 anni Cellino non sia mai stato contestato, anche quando i finali di campionato sembravano già scritti oscillando tra il 14esimo e il 17esimo posto, e adesso invece finisca lui stesso nel mirino.  Quanto vale questa partita, quali sono i ruoli? Perché disporsi in attacco in stile Zeman senza preoccuparsi delle possibili ricadute? La vendita potrebbe essere un clamoroso bluff, qualcuno sospetta che dietro gli americani ci sia l’ombra dello stesso Cellino. E Vito Biolchini nel suo blog ha accusato Zedda di credere praticamente alle favole.

 Mai come questa volta l’informazione è in crisi: ci sono varie verità, ma nessuna concreta verità. Ci sono giornali liberi, come Blogcagliaricalcio1920.net di Davide Zedda, che entrano nel cuore dei tifosi perché raccontano i fatti in maniera libera e coraggiosa, senza padroni.   Ci sono i social network, che hanno visto tantissimi tifosi del Cagliari scagliarsi apertamente contro il direttore dell’Unione Sarda, annunciando che non compreranno più il giornale perché si sentono traditi. Ma è chiaro che le scelte sono editoriali, quindi la partita non è fatta di pura opinione. Ci sono bocche che non possono parlare a Cagliari nella vicenda Silvestrone, altre che parlano a sproposito. Ci sono “vecchie facce” che riaffiorano, e non sono certamente quelle degli ultras. E industrie che improvvisamente si occupano di calcio, ex sindaci pronti a giurare su richiesta che non faranno i presidenti del Cagliari. Perché Giulini dovrebbe avere una corsia preferenziale se ha offerto molti meno soldi e meno garanzie degli americani? Se i giornali non riescono a trovare ancora una certezza, rischiano di avere ragione i tifosi che attaccano i giornalisti? C’è a nostro parere semplicemente un aspetto importante. Il Cagliari è dei tifosi rossoblù, sparsi in tutto il mondo, gli unici capaci ancora di piangere per uno spareggio perduto. E negli ultimi anni di Cellino, senza che nessuno abbia mai avuto il coraggio di scriverlo, hanno perso passione. Perché se è vero che il Cagliari resta sempre in serie A, è vero che non ha mai potuto coltivare ambizioni, che sono il sale dello sport. Hanno tolto i sogni ai tifosi, che ora sperano nel Cagliari a stelle e strisce per riprendere a palpitare sino al novantesimo di ogni match. Ci si azzuffa per costruire il nuovo stadio, ma non è stato mosso un dito per salvare il Sant’Elia dalla distruzione. Un impianto rifatto nel 1990 e caduto a pezzi per la mancata manutenzione negli anni in cui a governare erano Floris e Delogu.Ma chiediamoci anche perché prima si gridasse allo scandalo dicendo che lo stadio è del Comune e non può essere dato al Cagliari, e invece ora sia il sindaco di sinistra ad essere pronto a farlo costruire ai privati, scoprendo soltanto adesso che non si conoscono i nomi veri degli americani. Cagliari, la città dalle mille contraddizioni:i tifosi del Cagliari spediti come pacchi postali prima a Trieste e poi nella farsa Is Arenas, dove a rimetterci sarà il comune di Quartu. E invece il Cagliari è tutto e solo dei tifosi, a prescindere da chi lo venderà e da chi davvero lo acquisterà.