“Il rock non è drive-in: ridateci i concerti”

“In merito alle sensazioni di concerti e drive-in americani, non credo siano apprezzati, neppure da chi possiede una spider decappottabile”

Parto, arrivo all’aeroporto mi dirigo al “rent a car” (scusate l’inglesismo forbito), avevamo prenotato online un’auto, chiaramente un’utilitaria. Il concerto iniziava alle nove, nel pomeriggio importanti artisti, lo precedevano come gruppo spalla. Ci intratteniamo a discutere con l’addetto, che ci chiede in quanti siamo. Che vuole sapere, che gli frega? Ci assale il famoso dubbio sardo: “ta olidi? (Cosa vuole?)”. Per farla breve eravamo in due, lo facciamo presente al noleggiatore, che compila le carte, i documenti, ci comunica il numero dello stallo dove avremmo ritirato la vettura e ci consegna le chiavi. Abbiamo fatto il giro del parcheggio almeno sei volte, siamo scesi nuovamente negli uffici; abbiamo avuto conferma del numero, naturalmente increduli: 124 sport, rossa, decapottabile al posto dell’utilitaria. Stupiti prendiamo al volo l’auto, decapottabile tettuccio aperto al massimo, velocità di crociera.

La storia sopra, per rendere chiaro un concetto.

Arriviamo nel luogo del concerto, parcheggio a pagamento con stupore del parcheggiatore per i nostri lamenti per i dieci euro di costo (in effetti non avevamo realizzato lo stupore dei nostri lamenti eravamo su una macchinona). Entri al concerto centinaia di migliaia di spettatori, che già urlano si scambiano bottiglie di birra, noi ci facciamo un giro per vedere l’ambiente. L’annuncio dell’inizio, le luci che si spengono, le urla, il rullo della batteria qualcuno poga altri intonano il primo pezzi c’è aria di festa e di musica, finisce dopo 3 ore, stanchi contenti appassionati. Ecco questo è rock, questo è concerto, questo è l’imprevedibilità del viaggiare per concerti, delle auto che diventano “preserata”, dell’inconfutabile pazzia del rock e della musica dal vivo in genere. È solo rock n roll ma ci piace. Per cui “arridateci” i concerti, i drive sono drive in e non ci attraggono anzi proprio non ci piacciono per nulla.  

Gianfranco Carboni


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