Il Coronavirus spegne Cagliari, strade quasi deserte e molti negozi già chiusi

Paesaggio irreale, buio ma soprattutto silenzio. Bar e ristoranti chiusi dalle 18, negozi desolatamente vuoti. Via Garibaldi, via Manno e piazza Yenne senza un solo tavolino. Il reportage


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Come in una domenica sera bagnata da un temporale. Piccolo particolare: non è domenica e non piove, a Cagliari. La “tempesta” è quella del Coronavirus: strade quasi deserte ovunque, sin da via Dante. Paesaggio spettrale in piazza e via Garibaldi, con molti negozi che hanno le serrande già abbassate alle 18:30. Mezz’ora prima è scattata la chiusura di bar e ristoranti: sino al tre aprile prossimo, la musica non è destinata a cambiare. La campagna #Iorestoacasa del Governo Conte funziona, a quanto pare: città deserte o quasi, e Cagliari non fa eccezione. Alessandro Depau, titolare di un ristorante davanti al bastione di Saint Remy, guarda nel vuoto: “È giusto chiudere, dobbiamo uscire da questa emergenza. Ho battuto l’ultimo scontrino alle 17:50, il resto della mia famiglia è al sicuro a casa. Stiamo resistendo”, confida, prima di andare dai suoi cari. Al semaforo di piazza Costituzione c’è un 64enne residente alla Marina: “Esco solo ora a fare due passi, sono rimasto chiuso dentro casa tutto il giorno. Il panorama è surreale, è tutto surreale. Se avessimo preso certi accorgimenti già da qualche giorno, adesso forse la situazione sarebbe migliore”. Una speranza, nulla di più.

Ci sono anche i turisti, spaesati. Un architetto uruguaiano risale le scalette della Marina, a metà di via Manno: “Avrei dovuto prendere il volo di ritorno il ventisette marzo, da quanto so è tutto bloccato. Sono qui in vacanza, alloggio in um bed and breakfast”. Non c’è l’occasione per chiedergli se Cagliari sia una bella città, anche lui è concentrato su un unico tema, quello del Coronavirus. Altre serrande abbassate in via Manno, in piazza Yenne non c’è un solo tavolino e tutti i pub, bar e locali sono chiusi. Attaccato a una serranda c’è un foglio: il titolare ci ha disegnato un cuore e l’ha riempito con tre parole: “Andrà tutto bene”. Non possiamo davvero augurarci di meglio.