Il caos al Brotzu finirà in Procura: “Enormi contagi del virus tra medici e pazienti negli ospedali a Cagliari in default”

La rivelazione è inquietante: “Azienda ospedaliera di Cagliari nel caos, Il Brotzu con i due Ospedali S.Michele e Businco, l’ AOU di Cagliari e i vari presidi Ospedalieri di tutto il territorio Regionale, sono in default per i numerosissimi contagi tra operatori e pazienti. Una situazione drammatica e inaccettabile, è la roulette russa delle cure”. A parlare stavolta non è un paziente ma il leader dei sindacati, ecco cosa sta succedendo nei reparti

La rivelazione è inquietante: “Il Brotzu con i due Ospedali S.Michele e Businco, l’ AOU di Cagliari e i vari presidi Ospedalieri di tutto il territorio Regionale, sono in default per i numerosissimi contagi tra operatori e pazienti. Una situazione drammatica e inaccettabile”. A parlare stavolta non è un paziente ma il leader dei sindacati, Gianfranco Angioni, responsabile regionale della Usb Sanità. Gli ospedali cagliaritani sono come una bolla del Covid. Angioni traccia un quadro desolante e soprattutto allarmante, che non può che preoccupare anche chi deve andare a fare una semplice visita ospedaliera: “Bisogna ridefinire un nuovo piano emergenziale e riaprire l’ospedale Marino e il suo pronto soccorso. Per questo l’USB Sanità ha chiesto la revoca della delibera regionale n. 12/20 del 7. 04. 2022, che ha assegnato in maniera unilaterale centinaia di posti letto COVID ad Ospedali non idonei”, precisa il sindacalista. Che sta preparando gli esposti da portare in Perocura, e li ha annunciati oggi con una nota ufficiale.

Ma cosa e come è successo realmente? “Imporre la ripartizione dei posti letto COVID in ospedali COVID Free, così come avevamo preannunciato si è rivelato fallimentare, inefficace e pericoloso, come testimonia l’aumento esponenziale dei contagi sia fra i ricoverati che fra il personale. Come USB Sanità abbiamo sollecitato in diverse circostanze di riorganizzare gli ospedali COVID Free in maniera tale da renderli idonei per poter ospitare e curare i pazienti positivi. Abbiamo invece assistito a un continuo scarica barile tra le istituzioni e i sindacati compiacenti fino a non predisporre tutti gli accorgimenti strutturali, logistici, tecnologici e organizzativi e poter riconoscere il rischio infettivo agli operatori, coinvolti loro malgrado nella gestione dei pazienti positivi. Oramai non si contano più i pronto soccorso e i reparti chiusi anche quelli ematologici e oncologici. Quelli aperti oramai sono al collasso, promiscui e privi di identità. Intollerabile poter vedere i pazienti nei corridoi, privati del rispetto e della dignità, con il personale sanitario oramai ridotto all’osso, costretto ad andare avanti e indietro e da un luogo a un altro fra i pazienti negativi e quelli positivi. Dall’analisi delle moltissime segnalazioni pervenute è chiaro che le responsabilità non possono essere addebitate agli operatori sempre più vittime di un sistema che li vede capri espiatori. Le responsabilità sono invece da ricercare alle amministrazioni sanitarie e ai vari Servizi di Prevenzione e Protezione, questi ultimi per la loro specificità dovrebbero monitorare i piani attuativi ed essere più incisivi nelle loro indicazioni predisposte nei documenti di valutazione dei rischi. È chiaro che si sta sottoponendo in maniera consapevole al rischio del contagio i pazienti, anche quelli con multiple patologie, che si vedono coinvolti insieme agli operatori in una roulette russa, considerata la mancanza di sicurezza nella quale gli operatori sono costretti ad operare e i pazienti ad essere curati. Proprio per cercare di fare chiarezza sulle responsabilità e poterle perseguire, come USB Sanità non avendo avuto risposte alle varie denunce da noi rappresentate ai vari organismi di vigilanza, stiamo predisponendo gli esposti che trasmetteremo alle Procure della Repubblica nei territori della Sardegna dove le “bolle Covid” stanno producendo gli effetti più nefasti ma, al contempo, continueremo con la lotta per richiedere in tutte le sedi l’unica cosa che può evitare tutto questo disastro: assunzioni, stabilizzazioni, internalizzazione dei servizi dati in appalto e investimenti”.

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