I dolori al torace, poi la morte in ambulanza: Muravera dice addio a Giovanni Serra

Ha mangiato una panada, poi si è sdraiato e ha urlato alla moglie: “Sto male, chiama l’ambulanza”. Giovanni Serra, ex carabiniere e allevatore, è morto durante il trasporto da Muravera a Monserrato. Maria Lisci: “Mio marito era cardiopatico. Prima che lo portassero via gli ho detto ‘ciao, Deddu’: non ho ancora realizzato che non c’è più”

Morto per problemi cardiaci, come confermato anche dalle indagini svolte dai carabinieri, a bordo di un’ambulanza che lo stava trasportando dalla sua abitazione di via Ariosto a Muravera sino al Policlinico di Monserrato. Il cuore di Giovanni Serra, 72 anni, ha cessato di battere prima di entrare nel polo ospedaliero monserratino. Ex carabiniere, “ha lavorato in varie città sarde”, dagli anni Novanta aveva cambiato vita: “Era in pensione già da tempo, faceva l’allevatore in un terreno nella zona di Sa Mitza, tra caprette e conigli”. A parlare, in esclusiva su Casteddu Online, è Maria Lisci, la moglie di Serra. È già andata a vederlo al cimitero, “domani ci sarà il funerale, alle 16”. Il tono di voce non è quello di una persona sconvolta: “Sono ancora calma ma è il ‘dopo’ a farmi paura, non sono arrivata ancora a un certo effetto”. Che è quello del realizzare che un proprio caro non c’è più, unito alla disperazione per la perdita della propria metà. “Ieri sera abbiamo cenato con una panada. Giovanni, poi, è andato a sdraiarsi e si è sentito male: aveva forti dolori al torace, era cardiopatico da qualche anno. Mi ha detto di chiamare un’ambulanza, i soccorritori sono arrivati e, dopo averlo visitato, l’hanno caricato e portato via: ho fatto in tempo a dirgli solo ‘ciao, Deddu'”. Poi, la corsa verso il policlinico di Monserrato: niente San Marcellino, anche perchè lì il pronto soccorso non c’è più. E la tragedia, tra i tornanti della 125, con il 72enne che perde il battito, i disperati tentativi di rianimarlo col defibrillatore e, poi, la morte.

“Non sopportava più quei dolori”, racconta la moglie. Che ripercorre un’esistenza, quella del marito, fatta di tanto lavoro e città diverse: “Da carabiniere è stato a Escalaplano per sette anni, poi due anni a Samatzai prima di tre anni a Villasalto e due anni nel Sassarese. Abbiamo due figli, una sta tornando da Roma e il fratello dovrà andare a prenderla all’aeroporto di Elmas”. Un dolore comunque immenso, una vita spezzata durante una corsa disperata verso l’ospedale: Giovanni Serra era molto conosciuto e stimato non solo nella “sua” Muravera.


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