Gattino lanciato dal ponte a Lanusei, denunciati un 14enne e una 17enne. Salvini: ‘Vanno trattati da criminali’

Sdegno social, e non solo, in tutta Italia. Il ministro dei Trasporti: “Complimenti i genitori per averli educati così bene”. Intanto, vola la petizione sul web per chiedere l’inasprimento delle pene.


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Sono stati denunciati alla procura per i minorenni di Cagliari con l’accusa di maltrattamento di animali i due giovanissimi, un ragazzino e una ragazzina dai 14 ai 17 anni, che hanno lanciato un gattino da un ponte a Lanusei, in Ogliastra, e hanno postato il video sui social. In poche ore il filmato è diventato virale, suscitando lo sdegno sui social e non solo, dell’Italia intera. I due sono stati identificati proprio grazie al filmato nel quale si vede un ragazzino che ha in mano un piccolo gatto nero e una ragazza che lo incita a lanciarlo, mentre una terza persona riprende la scena. I due ragazzi, nelle scorse ore sono stati convocati agli uffici del corpo forestale insieme ai genitori e gli è stata notificata la denuncia. Nel frattempo, i forestali sono al lavoro per identificare altre persone che compaiono nel video.

“Maledetti, schifosi, ma come si fa? Sono senza parole! Urgente accelerare sull’inasprimento delle pene per chi maltratta e addirittura uccide i nostri compagni animali, come previsto dal disegno di legge della Lega, ora in Commissione”, scrive sui social il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini. “Questi sono criminali e da criminali vanno trattati – osserva, aggiungendo un post scriptum: “Complimenti ai genitori per averli educati così bene”.

Intanto, è partita una petizione on line per chiedere l’inasprimento delle pene per maltrattamenti di animali. In poche ore la petizione sulla piattaforma Change.org ha raccolto quasi 600 sottoscrizioni. “Le immagini sono raccapriccianti – scrive il promotore – Cosa chiedo con questa petizione? Almeno l’applicazione minima delle pene previste per maltrattamento di animali: una reclusione da 3 a 18 mesi o la multa da 5.000 a 30.000 euro. Un gesto simile non può passare impunito”, conclude l’appello.


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