“Feste vietate, clienti scomparsi da marzo: costretta a chiudere la ludoteca a San Sperate”

Disoccupata, quasi, da un giorno all’altro. Melissa Secci, 35 anni, chiude la sua sala feste aperta a marzo 2019: “Prima botta col lockdown, oggi la mazzata finale. Impossibile organizzare feste col nuovo decreto di Conte, mi ritrovo piena di debiti: piangerò per anni. Il Governo non mi ha aiutata solo perchè non ho partita Iva”

Ha iniziato la sua avventura “a marzo 2019”, investendo svariate migliaia di euro: “Quindicimila, necessari per acquistare giochi, gonfiabili, condizionatori, stereo, sedie, tavoli, microonde”. Una nuova scommessa lavorativa, quella di Melissa Secci, 35enne di Dolianova, che però è stata falcidiata dal Coronavirus. Meglio, dalle restrizioni legate alla pandemia. Dopo un primo anno con “tre collaboratori e decine di feste organizzate”, a marzo arriva la prima mazzata: “Lockdown. Sono rimasta chiusa sino a tre settimane fa. Se l’estate scorsa avevo avuto cinquanta bimbi iscritti per la ludoteca, quest’anno non ne ho avuto nemmeno uno. Due collaboratori se ne sono andati a marzo, siamo rimasti io e il mio compagno”. Tre settimane fa, la resurrezione. Solo temporanea, purtroppo: “Mi sono entrate 4 feste, ne avevo altre otto in agenda ma le ho dovute disdire per colpa del nuovo Dpcm, valido da oggi”. Così, l’amara decisione: “La sala feste e ludoteca ‘Divertilandia’ di via Arbarei a San Sperate chiude”.

Una beffa, per la Secci: “Ora mi restano i debiti. Devo dare ancora tredicimila euro a chi gestiva la sala prima di me, perchè mi ha venduto tutti i gonfiabili e le attrezzature a rate. Inoltre, sono in ritardo con gli affitti degli ultimi mesi. C’è stato molto spazio per le lacrime e i pianti”, confessa la giovane. “E continuerò a versarne sino a quando non estinguerò tutti i debiti. Mi sento trattata dallo Stato come una lavoratrice di serie C”, afferma, decisa, la 35enne: “Non ho partita Iva, quindi non mi hanno dato nemmeno il bonus di seicento euro legato al periodo del lockdown. Se c’è una situazione di emergenza bisogna aiutare tutti, non solo alcune categorie di lavoratori”.