Fangario, no del Comune al quartiere: proprietari sul piede di guerra

Il progettista: “Non esiste alcun rischio idrogeologico e l’area è interclusa”. I proprietari dei terreni: “C’è la volontà di bloccare il progetto, ricorreremo a tutte le strade possibili per far valere i nostri diritti”

Una settimana fa il no del Comune di Cagliari al piano attuativo del nuovo mini quartiere in via del Fangario, nell’area tra la 131 e via dell’Agricoltura, al confine con Elmas. Una decisione contestata dall’opposizione in Consiglio comunale, che ha accusato il centrosinistra di “uccidere l’iniziativa privata”. E, come prevedibile, dai proprietari dei lotti che attendono da anni la realizzazione dei palazzi nell’area periferica di Cagliari: “c’è una chiara volontà di bloccare il progetto”. E annunciano una battaglia legale: “ricorreremo a qualsiasi mezzo possibile per far valere il nostro diritto di costruire”.

La vicenda. Tutto comincia nel 2006, quando il progetto approda in Comune. Tre anni dopo il Consiglio comunale chiede ai progettisti approfondimenti sul piano di lottizzazione perché l’area si trova a ridosso del rio Fangario, a rischio esondazioni. Nel 2011 arriva il parere del servizio Tutela paesaggistica della Provincia che parla di “area non contigua ed integrata in termini di infrastrutture con l’ambito urbano”. Dopo un anno i proprietari ripresentano il progetto con alcune modifiche, ma il Comune tace e nel 2013  scatta il ricorso al Tar contro il silenzio dell’amministrazione. La settimana scorsa il “no” del Consiglio comunale: serve una relazione di compatibilità del progetto, necessaria visto il mancato adeguamento del Puc al Ppr.

“Nessun rischio idrogeologico – spiega il progettista, Giuseppe Faggioli – Il progetto prevede la realizzazione di fabbricati solo ed esclusivamente nella porzione di area a quota più alta, sopra la scarpata e fuori dall’area a rischio: la parte più bassa, a ridosso del rio Fangario, sarà destinata ad area a verde attrezzato, in parte in cessione al Comune e in parte privata. Per quanto concerne l’interclusione l’area può essere definita interclusa in quanto confina con una strada sterrata, regolarmente censita all’ufficio toponomastica, e catastalmente di proprietà dell’amministrazione come da noi protocollato a integrazione del progetto. E, al di sotto dello stesso tracciato, è presente l’anello principale dell’acquedotto di Cagliari che rende l’area interclusa. Inoltre lo spostamento dei sottoservizi, o altro elemento del piano, comportano una variazione degli elaborati di compatibilità idrogeologica ed è quindi naturale che il Consiglio comunale prima si esprima adottando il piano e quell’assetto del territorio e poi il progettista completi gli elaborati da inviare alla Regione”.


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