Cornetti, uncinetti, sfighe:tour tra le superstizioni a Casteddu-VIDEO

Siete curiosi di sapere quali sono le superstizioni popolari a Cagliari che resistono nei secoli? Scopritelo in questo VIDEO di Renato Scano 

Cornetti e scapolari, ferri di cavallo e  uncinetti, grano fine e sale grosso, ma anche gatti neri e corvi, come quelli descritti nelle poesie di Fabrizio Raccis incentrate sul tema del bene e del male che “si combattono e fanno tribolare l’uomo“. È stato lui e  soprattutto le storie intriganti raccontare dallo scrittore Marcello Polastri, a inaugurare ieri notte il “Tour delle Superstizioni popolari” in una Cagliari che – dopo le notti colorate del giovedì inaugurate dal Comune – ha incontrato e quindi riscoperto il significato del venerdì 17, grazie all’associazione Sardegna sotterranea. 
 
MISTERI che si sono succeduti al calar del sole, in un magico tramonto su Cagliari. 
Sapevate ad esempio che ciascuna data fatta di numeri particolari era legata a riti apotropaici o cristianizzati nel tempo? 
Sapevate che molti rituali approvati dalle autorità medievali, dovevano scacciare le influenze negative e la malasorte? 
Oppure punire (anche con la scomunica) determinate persone? 
L’iniziativa culturale voluta dalle associazioni l’Isola da raccontare, Sardegna Sotterranea.org e Magica Sardegna (che hanno collaborato per la migliore riuscita dell’evento), ha riscosso grande successo perché ha svelato queste e altre CURIOSITÀ. Un sodalizio che ha coinvolto grandi e piccini; presenti anche tante persone diversamente abili, molti turisti, insomma tutti uniti per seguire come un filo ideale di riscoperta, le vicende del quartiere Castello e della Marina passando per Stampace all’insegna dei segni scaramantici, dei simboli, della storia di Cagliari fatta insomma di cose sconosciute ai più. Come i simboli sacri e le opere d’arte capaci di ostentare un simbolismo da decifrare.  
Ad esempio le vicende dell’Arciconfraternita del Sacro Monte di Pietà che si occupava di rifocillare o detenuti e accompagnarli, dopo un periodo passato nel BRACCIO DELLA MORTE al patibolo, ha destato tanto stupore. “Nella notte d San Giovanni infatti – ha detto Polastri – venivano bruciati al rogo, sul bastione di Santa Croce, le funi, i capestri, gli oggetti usati per uccidere o torturare i condannati, segno che le superstizioni avevano vittime e carnefici ed erano note sia al popolino che alle autorità dal
Medioevo al tardo Settecento“.  
Sono stati illustrati, all’ombra della TORRE DI SAN PANCRAZIO, “tanti gesti che di solito le persone adottano per scacciar la sfortuna” ha detto il poeta Raccis prima di interpretare una sua lirica. 
GESTI ANTISFIGA. <<Alcuni gesti, poco belli da far vedere, venivano praticati “a fura”, di nascosto in nome della buona sorte nel medioevo in questo castello>> ha proseguito Marcello Polastri mostrando documenti inediti che teneva in pugno. 
Come affermare il contrario? “Diverse le celebrazioni che nel Castello videro la luce dopo il nefasto crollo del 1700 di un’ala del convento di Santa Caterina dove perirono 20 monache!“. Fatti “naturali” ma che, secondo alcuni, erano legati “a non meglio precisati presagi”. 
Da un lato, se c’è chi contro la jella fa ancor oggi i debiti scongiuri (ad esempio nascondendo del sale grosso nelle tasche o facendo le “fiche” con le dita), sopravvive una kermesse di gesti scaramantici ai quali in tanti continuano a credere. L’obiettivo? Allontanare la sfortuna ripetendo però, spesso inconsciamente, antichissime usanze. “Perlomeno quando in ballo c’è la Sardegna, terra ancestrale che rivive con i suoi bronzetto nuragici uomini mostruosi ai quali il volgo attribuiva poteri apotropaici o scaramantici – prosegue Polastri – ad esempio con i rabdomanti, gli eroi quattr’occhi e quattro braccia, le donne offerenti e magiche come le pixie“. 
Tra il pubblico c’è stato chi ha contribuito alla serata raccontando di come, nel Campidano, era usanza tirare fuori la lingua in modo veloce, tra le labbra, per 3 o 4 volte in modo da esorcizzare una persona che ad esempio poteva trasmettere il malocchio. 
ALTRI GESTI SCARAMANTICI citati ieri sera, durante la passeggiata culturale, hanno arricchito la storia delle usanze popolari contro la sfortuna, adottate dai sardi e dai cagliaritani d’ogni tempo. 
Da esperto studioso di tradizioni popolari e autore di libri sulla Sardegna (e da speleologo che ama toccar la storia in profondità), Marcello ha illustrato una serie veramente notevole di usanze tipiche del quartiere Castello che ha descritto come “epicentro del potere civile, militare e religioso di Cagliari e della Sardegna” mostrando tantissimo esempi legati a storie realmente accadute. Il corteo ha toccato con mano le epigrafi e gli epitaffi della città, scovando “dal vivo” ed in presa diretta, storie di condannati a morte e di miracoli, di cose nascoste (come i tesori) e poi ritrovate. Ma anche della maledizione lanciata dai Viceré seicenteschi per l’omicidio del marchese di Camarassa: “per quel fatto venne demolita una casa, furono ammazzate tante persone colpevoli di UN EFFERATO OMICIDIO, furono mozzate 3 teste e affisse a delle picche, teste svuotate e riempite di sale“. 
Il tutto è stato narrato, con dovizia di particolari, con una salutare e seppur calda (temperatura di 22 gradi…) “passillara” notturna. Ben cinque gli applausi che hanno scrosciato lungo il cammino, rivolti a Polastri e Raccis per i loro racconti inediti. 
Una iniziativa che ha dunque avuto il merito di divulgare ai più, antichi e meno vecchi elementi del passato che sono parte integrante della superstizione popolare. Alla prossima iniziativa che Sardegna Sotterranea illustrerà ai più, nel mese di agosto, dando notizia della stessa per quanti si iscriveranno al sito http://www.sardegnasotterranea.org 

 Immagini e video di Renato Scano. 

 


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