Claudio Milia morto sul lavoro a Iglesias, 3 persone rinviate a giudizio

Tutti a processo i tre indagati, ora formalmente imputati, per il tragico infortunio sul lavoro costato la vita a Claudio Milia. Rinviati a giudizio il committente, il datore di lavoro e l’addetto di un’altra impresa: l’operaio, 45 anni, era caduto dal tetto di un capannone a Iglesias da oltre quattro metri

Come richiesto dal Pubblico Ministero della Procura di Cagliari, Enrico Lussu, a conclusione dell’udienza preliminare tenutasi lo scorso 19 novembre 2021, avanti il Gup del Tribunale cagliaritano dott. Giuseppe Pintori, sono stati tutti rinviati a giudizio i tre indagati, ora formalmente imputati, per l’ennesimo dramma sul lavoro costato la vita, giusto un anno fa, a Claudio Milia: l’operaio, che risiedeva a Iglesias, aveva solo 45 anni. Il committente dell’intervento finito in tragedia, il datore di lavoro della vittima e un addetto dell’altra ditta che operava nel cantiere dove si è verificato l’incidente dovranno comparire in aula il 6 maggio 2022, in cui è stata fissata la prima udienza di un processo dal quale i familiari del lavoratore, che sono assistiti da Studio3A, si aspettano risposte.

L’incidente è accaduto alle 8.15 del mattino del 13 novembre 2020, nella zona industriale Sa Stoia di Iglesias. Milia, carpentiere, che lavorava per la CQ NOL Srl, impresa del posto che effettua pulizie industriali, noleggio di mezzi industriali e di cantiere, produzione, installazione e manutenzione di lavori di carpenteria metallica e manutenzione di impianti in genere, era salito sul capannone della ditta LO.CI Traporti Srl per verificarne la copertura in vista di alcuni lavori di ristrutturazione della campata sinistra dell’edificio che erano stati appunto affidati all’impresa di cui era dipendente. All’improvviso, però, il tetto ha ceduto sotto il suo peso e il lavoratore è precipitato giù da un’altezza di 4,20 metri; una caduta che purtroppo gli ha causato politraumi troppo gravi e gli è stata fatale, inutili i soccorsi dei sanitari del 118: sul posto sono intervenuti per i rilievi anche i carabinieri di Iglesias e i tecnici dello Spresal, il Servizio di Prevenzione e Sicurezza del Lavoro dell’Asl di Cagliari.

La Procura cagliaritana ha aperto un fascicolo con l’ipotesi in reato di omicidio colposo con l’aggravante di essere stato commesso in violazione delle norme antinfortunistiche: la moglie, gli anziani genitori e il fratello della vittima, per fare piena luce sui fatti, sulla dinamica e le responsabilità dell’infortunio, e per ottenere giustizia, attraverso il responsabile della sede di Cagliari, Michele Baldinu, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.

Al termine delle indagini preliminari, sono scattati i pesanti provvedimenti: il dott. Lussu ha chiesto tre rinvii a giudizio. Uno a carico di G. L., 45 anni, di Villamassargia, perché, per citare la richiesta, “in qualità di titolare della ditta LO.CI. Trasporti, committente dei lavori, non ha provveduto a nominare, prima del loro affidamento, il coordinatore in fase di esecuzione dei lavori relativi all’ispezione per la verifica dell’integrità strutturale inerente gli arcarecci di sostegno della campata sinistra della copertura dell’opificio, in cui operavano due ditte contemporaneamente”.

Un altro all’indirizzo di G. C., 64 anni, di Iglesias, perché, “in qualità di datore di lavoro, prima di procedere all’esecuzione dei lavori sulla copertura, non ha predisposto misure di protezione collettiva, ed essendo la copertura di dubbia resistenza, non ha adottato i necessari apprestamenti atti a garantire l’incolumità dei lavoratori, disponendo tavole sopra le ordinature e facendo uso di idonei dispositivi di protezione individuale anti-caduta”.

Infine, è stato chiesto il processo anche per G. T., 42 anni, anche lui di Villamassargia, perché, in qualità di lavoratore dell’altra impresa impegnata nel cantiere, “faceva uso difforme da quanto indicato nelle istruzioni d’uso e manutenzione del fabbricante della piattaforma di lavoro elevabile, utilizzata nello svolgimento dei lavori”: la vittima era “sbarcata” sul tetto dal cestello della piattaforma condotta dall’indagato, che però non era abilitata allo “sbarco”. Secondo l’accusa, “con condotte colpose indipendenti e con violazione di norme di legge e di regolamenti per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, nonché con negligenza e imperizia”, hanno tutti e tre concorso a causare il decesso di Milia.

Dopo un rinvio breve dal 29 ottobre deciso dal Gup per valutare la richiesta di oblazione di uno dei tre indagati, G. T., limitata comunque a solo uno dei capi di reato contestatigli (gli altri non sono “oblabili”), si è così arrivati all’udienza preliminare del 19 novembre conclusasi con il rinvio a giudizio per tutti e tre gli imputati. I familiari della vittima si aspettano giustizia e, a fronte di questo punto fermo dell’inchiesta, anche una assunzione di responsabilità da parte delle aziende coinvolte, che finora di fatto non ha mai riscontrato le richieste di risarcimento per la terribile perdita subita presentate da Studio3A per conto dei propri assistiti, al punto che si sta valutando se procedere direttamente con una causa civile.


In questo articolo: