Casamonica e l’esempio di Cagliari: siciliani e napoletani con noi

Cagliari ha accolto e integrato siciliani e napoltani senza mai ecceere negli “sfarzi” e negli errori del funerale di Roma. L’analisi di Nino Nonnis

di Nino Nonnis

Si esenta dalle visite, il funerale avverrà in forma privata. Succede e certe volte mi chiedo il perché. I parenti di Casamonica hanno esagerato al contrario. L’hanno trasformato in un evento di autocelebrazione, dopo una vita dedicata alla famiglia. Ma non è questo che mi importa, come ho sentito commentare in una trasmissione televisiva. Non mi frega dei sei cavalli neri, dell’elicottero, mi importa del prete che ha permesso la continuazione di quelle coreografie, dei vigili in gran numero che hanno deviato il traffico, delle autorità che sapevano e conoscevano le abitudini del morto. Certo, è grave che con arroganza si sia sentita risuonare la musica del sesto salmo del Padrino, che sia stata esposta una gigantografia a fianco a Don Bosco del re di Roma Casamonica I. Una affermazione che ha voluto ribadire un potere. Tutto giusto, tutto prevedibile, vista la pacchianeria degli autori. Si spenderanno tante parole e interviste per questo fatto, ormai avvenuto, ma un’altra cosa penso: quando si parla di mafia tutti sanno chi c’è a capo e quali famiglie comandano. Si conoscono anche i nomi degli affiliati e con tutto ciò continuano ad operare, come ha fatto Casamonica e come continuerà il suo successore. Può capitare che mi venga indicato un grande scassinatore, ma non posso pretendere che stia in galera per fama. Esercita saltuariamente, magari ha già pagato e forse si è ritirato. Il mafioso invece è sempre in attività in maniera diffusa e ramificata. Si sa chi è il boss, ma circola spensierato. Ogni tanto mettono dentro un capo, sempre anziano, e fanno una retata di 50 mafiosi. Subentra un altro capo, senza bisogno di primarie, e vengono assunti altri 50 precari. Sembrava un problema circoscritto e invece si sta spandendo, non so se lentamente. In America prese subito piede. C’erano condizioni favorevoli, leggi molto garantiste, molto più morbide di quelle italiane. La mafia, uso questo termine per comodità, non è una banda, che ne arresti cinque e l’hai sgominata. È una grande organizzazione e se non gli togli il cibo i gabbiani continuano a volteggiare sotto casa. Droga, prostituzione, gioco d’azzardo, appalti e adesso anche i migranti. Senza controllo le mafie prosperano, anche se sappiamo i nomi dei capi e delle rispettive famiglie. A Cagliari abbiamo accolto tanti napoletani e siciliani. Voglio elogiare la loro serietà, il loro apporto, il loro inserimento, per il quale un po’ di merito ci spetta.


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