Carlo e Fabio, morti col Covid in Sardegna: uniti dal filo tragico del destino

Fabio Lecis, operatore sanitario di Isili morto oggi nell’ambulanza che lo trasportava al pronto soccorso di Cagliari, aveva appena 33 anni ed è la più giovane vittima del virus in Sardegna. E Carlo Lobina, morto a Seui nei giorni scorsi mentre tentava di raggiungerla a piedi, l’ambulanza. Sono due storie drammatiche, in questo inizio di autunno che fa temere per il virus

Carlo e Fabio, morti col Covid in Sardegna: uniti dal filo tragico del destino. Fabio Lecis, operatore sanitario di Isili morto oggi nell’ambulanza che lo trasportava al pronto soccorso di Cagliari, aveva appena 33 anni ed è la più giovane vittima del virus in Sardegna. E Carlo Lobina, morto a Seui nei giorni scorsi mentre tentava di raggiungerla a piedi, l’ambulanza. Sono due storie drammatiche, in questo inizio di autunno che fa temere per il virus dopo i contagi estivi nell’Isola. Carlo e Fabio non hanno fatto in tempo a raggiungere gli ospedali. Morire così, inseguendo i soccorsi. E se sul caso di Carlo Lobina di Seui è stata aperta un’inchiesta che vede indagati medici e infermieri, sulla morte di Fabio Lecis oggi ci si può disperare soltanto per una fatalità. Il giovane si trovava a casa positivo e in isolamento domiciliare, va ricordato anche che aveva delle patologie pregresse. Mentre il bollettino che giornalmente scandisce i dati del Coronavirus fa registrare oggi anche una terza vittima, un uomo di 79 anni, ricoverato a Cagliari e residente nel Sud Sardegna, deceduto questa mattina, e registra la morte di una donna di 62 anni, ricoverata a Nuoro e residente nel sassarese, deceduta il 21 settembre, ma inserita solo oggi nel report.

Poi ci sono i contagi nelle scuole, come al Collegio delle Missioni a Cagliari, dove ora si parla di tamponi per 160 bambini, uno screening di massa. E la scuola non riaperta a Decimomannu dopo un caso di positività, i tre contagi di Terralba, quelli di Nuoro, i 49 casi totali nell’Isola di oggi. Insomma c’è preoccupazione, anche se l’allarmismo non serve: serve prudenza, ed è quella che stanno dettando tutti i medici e i virologi perché la sfida col virus non è ancora vinta e l’utilizzo delle mascherine è quanto mai indispensabile. Però sono quelle lacrime di Isili e Seui che, oggi, commuovono l’intera Isola unendola in una scia di sottile sgomento.


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