Caos piscine a Cagliari: “Il Comune alza i prezzi e mette troppi ostacoli, nuotare è impossibile”

Il caso in consiglio comunale: “I costi di gestione lievitano, ridotto a 7 il numero degli atleti per corsia, non è consentito l’utilizzo di docce e phon e nel parcheggio è presente un cantiere perenne. Oltre a non potersi lavare dopo l’allenamento, gli atleti – tra cui molti bambini – devono mettere a rischio la propria vita attraversando viale Pisano”

La piscina di Terramaini è stata riaperta il 26 ottobre 2020, ma  “le decisioni del Comune di Cagliari non consentono un sereno e regolare svolgimento delle attività, ” secondo Francesca Ghirra (Progressisti), che interroga il sindaco e la giunta sull’argomento, “la mancanza di dialogo con l’Amministrazione, che non permette di individuare strategie condivise perché il comparto possa risollevarsi.

A ottobre la giunta comunale”, aggiunge, “ha cercato di andare incontro alle associazioni e alle società sportive prolungando le concessioni e stabilendo la gratuità degli spazi acqua. Da diverse segnalazioni apprendiamo che tali scelte sono state messe in discussione. Il sindaco chiarisca le ragioni di queste decisioni”, prosegue Ghirra.

“È incomprensibile perché il Comune di Cagliari abbia fatto scelte più restrittive rispetto alle disposizioni nazionali, nonostante abbia investito risorse pubbliche per adeguare gli impianti. Non solo i costi di gestione lievitano per la necessità di igienizzare costantemente i locali, ma si è anche deciso di mettere in capo alle società i costi degli addetti alla misurazione della temperatura, è stato ridotto a 7 il numero degli atleti per corsia rispetto ai 9 ammessi dalle norme nazionali, non è consentito l’utilizzo di docce e phon, non si consente un agevole accesso all’impianto, visto che nel parcheggio è presente un cantiere perenne. Oltre a non potersi lavare dopo l’allenamento, gli atleti – tra cui molti bambini – devono mettere a rischio la propria vita attraversando il viale Pisano” continua Ghirra. “Insomma, oltre alle difficoltà legate al covid si aggiungono gli ostacoli del Comune, gli iscritti diminuiscono e pagare stipendi e iscrizioni alle gare diventa pressoché impossibile. Tutto lascerebbe intendere che la volontà dell’Amministrazione sia di chiudere la piscina, che si vogliano portare le società ad abbandonare per sfinimento. Il sindaco intervenga per evitare questo disastro, dialoghi con le società e le metta nelle condizioni di lavorare.”

 

 


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