Caos movida a Cagliari, lettera choc: “Residenti esasperati, prima o poi qualcuno sparerà”

Schiamazzi notturni a Marina e Stampace, il comitato “Rumore no grazie” scrive al sindaco Paolo Truzzu: “Abbiamo i tavolini dei locali a 75 centimetri dalle finestre, unico caso in tutta Italia. Molti abitanti non ce la fanno più e dicono di volersi fare giustizia da soli”

È una lettera choc, quella inviata dal comitato “Rumore no grazie” all’email del sindaco di Cagliari Paolo Truzzu. Il “caso”, ancora una volta, quello del caos movida nei rioni di Marina e Stampace. A differenza di altre volte, però, tra le righe della missiva compaiono termini decisamente pesanti: “Di fronte al vuoto amministrativo, sono molti i cittadini esasperati spinti a farsi giustizia da soli. Preoccupa il fatto che tanti, come ‘rimedio’, fanno uso dell’espressione ‘prima o poi sparo’. Drammatico evento più volte verificatosi in Italia”. Così si legge all’interno delle cinque pagine firmate dal presidente di quella realtà che, da anni, si batte contro la “malamovida” nel rione portuale e in quello “casa” di Sant’Efisio. “Nel pieno della stagione del dramma dell’inquinamento acustico, occorre agire con tempestività, come la Legge impone, a tutela della salute e della vita dei residenti e in primo luogo dei bambini, dei malati, degli anziani, dei lavoratori turnisti, delle donne in gravidanza, il nascituro soffre il rumore nel grembo materno”. L’sos è stato inviato anche a tutti gli assessori e consiglieri comunali e, per conoscenza, anche al presidente della Regione Christian Solinas e all’assessore regionale all’Ambiente Gianni Lampis.

 

Nella prima parte della lettera viene ripercorso il lungo iter di controlli e rilevazioni fonometriche eseguite negli anni, la notte, a Marina e Stampace: “Tremila ore tra il 2012 e il 2014”, passando per la dichiarazione di “emergenza sanitaria da parte dell’assessorato regionale dell’Ambiente” sino a giungere al piano di risanamento acustico, del quale però non sono mai state “adottate le misure”. Il comitato, tra le righe, snocciola anche altri numeri. Sono quelli legati alla distanza dei tavolini di ristoranti, bar e locali dalle abitazioni: “Il regolamento per la concessione del suono pubblico altro non è che la causa dell’inquinamento acustico ambientale”. Come mai? “L’ultima versione ha ridotto a 75 centimetri la distanza dei tavoli per strada dalle abitazioni. La precedente distanza, di un metro e mezzo, era già la più bassa d’Italia”, anche meno di realtà quali “Nuoro con cinque metri e Milano con tre metri”. Quindi, ora, “con settantacinque centimetri i commensali è come averli in casa. Ostruiscono l’ingresso, precludono l’uso discreto del citofono, costringono al fumo passivo (già sanzionato in giudizio)”. In ultimo, il Comitato osserva anche che “ordine pubblico e sicurezza sono ogni giorno di più messi a dura prova dall’eccessiva presenza umana notturna, dalla diffusione senza freni delle droghe e dell’alcool, dalla microcriminalità che tende a diventare sempre meno micro per i corposi interessi economici connessi. Fenomeni tutti che tormentano la vita dei residenti e inducono tanti alla fuga dalla città”.