Cagliari, zip – line a Cala Fighera. No degli ecologisti: “Cala Mosca non è un luna park”

La denuncia degli ambientalisti: “Le installazioni fisse per arrampicata sportiva e la zip –line in area a rischio frane costituiscono un pericolo per la nidificazione dei rapaci (in particolare il Falco pellegrino) e per la stessa incolumità pubblica. C’è il rischio frane. E’ un sito protetto e da tutelare, non un parco giochi”

Apertura di nuovi sentieri, taglio della macchia mediterranea per realizzazione di nuove piste da cross, erosione progressiva, danneggiamento della vegetazione protetta, questo è quanto avviene “fin troppo spesso e volentieri ormai da tempo”, denunciano gli ambientalisti del Grig, sulla Sella del Diavolo, promontorio demaniale militare cagliaritano fra i più rilevanti gioielli naturalistici e storico-culturali del Mediterraneo.
“Ma non basta”, attacca Stefano Deliperi, “in queste ultime settimane sono state incrementate le chiodature per arrampicata sportiva lungo le falesie di Cala Fighera (visto che “episodi di rottura si sono avuti per il momento nelle falesie costiere di Cala Fighera – Cagliari”) ed è stata realizzata la posa di installazioni fisse per l’arrampicata sportiva e la zip – line, pur trattandosi di aree Hg4 e Hg3 (elevato rischio frane) del vigente piano di assetto idrogeologico.
Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra sono state quelle che – ormai una ventina di anni fa – con la realizzazione del sentiero naturalistico ed archeologico hanno promosso la riscoperta e la fruizione pubblica della Sella del Diavolo.
L’esigenza era, allora, anche evitare opere pubbliche tanto dispendiose quanto assurde in un contesto ambientale e paesaggistico così delicato e già a rischio idrogeologico: la Sella del Diavolo si poteva – e si può – fruire senza funivie, senza obelischi e monumenti vari.
Men che meno c’è bisogno di nuovi sperperi di denaro pubblico, per iniziative improbabili, c’è stato un intervento comunale di sistemazione ambientale e messa in sicurezza, mentre l’ormai notevole fruizione pubblica da parte di tanti escursionisti non sempre attenti ai valori naturalistici dell’area ha bisogno di una non più procrastinabile regolamentazione.
In particolare è il caso dei troppi, ciclisti in mountain bike, spesso poco attenti agli escursionisti a piedi e, soprattutto, incuranti dei danni al fondo naturale in calcare e alla vegetazione: purtroppo, sono ormai frequenti i tagli alla macchia mediterranea per aprire nuovi percorsi.  E i fenomeni erosivi proseguono inclementi.
Addirittura anni fa sono state patrocinate dal Comune di Cagliari manifestazioni sportive con percorsi di centinaia di mountain bike.
Ma ormai anche le installazioni fisse per arrampicata sportiva e la zip –line in area a rischio frane costituiscono un pericolo per la nidificazione dei rapaci (in particolare il Falco pellegrino e per la stessa incolumità pubblica”.
L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico ha ancora una volta chiesto (28 gennaio 2021, precedenti istanze sono state effettuate il 26 settembre 2020, 30 novembre 2017 e il 13 febbraio 2017) al Comune di Cagliari, al Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare (Ministro e Direzione generale Protezione della Natura), al Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo (Ministro, Direzione generale e Soprintendenza cagliaritana Archeologia, Belle Arti e Paesaggio), al Servizio Tutela della Natura della Regione autonoma della Sardegna, alla Capitaneria di Porto – Servizio Demanio e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale l’adozione delle opportune misure di salvaguardia e difesa delle condizioni naturalistiche della Sella del Diavolo, fra cui la limitazione dell’accessibilità con mountain bike.
“Finora non c’è stato alcun intervento concreto eppure la Sella del Diavolo, sulla carta, è un’area naturalistica super-tutelata”, aggiunge Deliperi.
“Il Comune di Cagliari è il soggetto titolare della gestione dei due siti di importanza comunitaria (S.I.C.) e finora si è distinto per la sua ignavia. Si tratta di un’area di grandissima importanza naturalistica, non di un circuito ciclistico né di un luna park. Un po’ di buon senso e di vigilanza sono d’obbligo.
Rimane una considerazione: davanti a casi di lassismo e assenza di gestione come questi appare veramente singolare (per non dire altro) proporre e insistere verso un “parco – minestrone” comprendente Molentargius, le Saline, Santa Gilla e la Sella del Diavolo: manca la normale gestione e l’ordinaria tutela ambientale e c’è chi vorrebbe realizzare l’ennesimo carrozzone inefficiente e dispendioso”.


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