Cagliari, nessuna rivolta dei lavoratori per il green pass: “Tutti con la certificazione, ha influito anche la perdita dello stipendio”

Le polemiche o le lamentele tra i 19mila lavoratori delle 500 aziende presenti nel Cagliaritano? “Non ci sono state, tutto è filato liscio”, spiega il presidente di Confindustria Antonello Argiolas. Fabbriche e aziende hanno lavorato a pieno ritmo: “Probabilmente nell’Isola non ci sono così tanti no-vax come in altre regioni. Ci sarà stato anche l’effetto legato alla sospensione dello stipendio: qui in Sardegna il lavoro è molto prezioso e nessuno vuole perderlo”

Le lamentele? Ci sono state, sì, “ma qualche giorno fa. Alcuni titolari di azienda mi avevano detto che c’erano dipendenti ancora senza vaccino”. Poi, all’ultimo, è scattata la corsa all’inoculazione. O al tampone ogni 48 ore. E così, oggi, nel primo giorno del green pass obbligatorio per lavorare, a Cagliari e provincia non c’è stata nessuna “rivolta”, nemmeno accennata, all’interno delle ditte di trasporti, fabbriche, impianti vari di preparazione di cibo o di materiali industriali. Nelle 500 aziende iscritte alla Confindustria meridionale sarda, che portano un serbatoio di 19mila lavoratori, i cancelli si sono aperti senza nessuna defezione. Tanti, quasi tutti, hanno controllato la validità del green pass dell’operaio o del collaboratore di turno tramite l’App, qualcuno magari ha invece fatto i controlli a campione previsti dal Governo. Ma, a differenza di altre regioni italiane, nell’Isola sembra essere filato tutto liscio. A confermarlo è Antonello Argiolas, presidente della Confindustria che abbraccia tutto il sud dell’Isola e che ha, ovviamente, in Cagliari, il principale punto di riferimento: “Nessuna segnalazione che possa preoccuparci, probabilmente in Sardegna ci sono meno no-vax rispetto ad altre regioni, e credo ci sia anche un rapporto più stretto tra collaboratori, lavoratori e aziende”. Insomma, il fuoco e le fiamme “sparate” sui social e su alcuni gruppi Telegram si sono rivelati ampiamente infondati: “Tutte le voci messe in giro sono state alimentate da polemiche di persone che, magari, hanno voluto alzare la voce giusto per farsi sentire, ma poi tutto è finito lì”. Certo, ora bisognerà attendere almeno la prossima settimana per capire se anche la percentuale di lavoratori in possesso della certificazione verde grazie al tampone continueranno a sottoporsi al test ogni 48 o settantadue ore.
Tuttavia, tra le regole del Governo Draghi, c’è anche quella che, senza green pass, il lavoro non c’è più. Non si può venire licenziati, ma si perde totalmente lo stipendio. E anche questo rischio concreto di restare a casa senza un centesimo può aver spinto molti a vaccinarsi: “Può esserci benissimo stato anche l’effetto stipendio, cioè restare senza paga”, osserva Argiolas. “Da altre parti è più facile rinunciare al lavoro, anche perchè se poi uno lo perde ne può trovare un altro. In Sardegna, invece, si cerca di mantenere il posto di lavoro molto stretto, è un qualcosa di prezioso. Alla fine”, rimarca il numero uno della Confindustria, “ha pesato sia il bisogno di lavorare sia il rapporto, abbastanza forte, che c’è tra i capi delle aziende e i loro dipendenti”.


In questo articolo: