Cagliari, la movida e la devianza giovanile: i giovani diventano “hikikomori”,  fisicamente vivi, psicologicamente morti

” I giovani oggi sono “hikikomori”, fisicamente vivi, psicologicamente morti “. Parole di Don Cannavera

Ci voleva tanto a capirlo ?
Cagliari, la ” movida ” ,tavolini in piazza, in strada, ovunque, una ”
monocultura” che “sfrutta” i giovani, che ha solo intenti di guadagno.
” I giovani oggi sono “hikikomori”, fisicamente vivi, psicologicamente
morti “. Parole di Don Cannavera, ad Abbasanta,(dove tanti anni fa sono
stato Sindaco) parlando alle mamme, ai padri, ai giovani dell’Alto
Oristanese, dopo
l’omicidio di Manuel Careddu per mano di giovani e giovanissimi come
lui.
Cagliari in maniera tardiva ha accolto la “movida”, e pare che se ne siano
accorti in ritardo anche gli amministratori comunali. La
monocultura e, la monoeconomia dei tavolini nelle piazze e nelle
strade,non paga,
toglie spazio e vitalità alle altre attività ma anche sacrifica
servizi pubblici essenziali, come quello della mobilità e delle
attività socio assistenziali, comunque legate alla presenza delle famiglie che
abitano nel centro storico. Tutto ciò, complici le pubbliche
amministrazioni ed in particolare il Comune che hanno favorito ed incentivato
le iniziative, mentre le autorità cui competono i controlli e la
prevenzione hanno trovato e trovano difficoltà a porre rimedio a
situazioni che si
sono,purtroppo, incancrenite e ne vediamo tutti i giorni le
conseguenze non solo la notte. Alle famiglie, che sono la struttura portante
della società, alle persone normali, alla gente che
lavora, che va a scuola, che studia, la notte piace trascorrerla a
casa, nell’intimità domestica. Durante il giorno Cagliari nel Centro storico è
una Città triste, quasi vuota, non la riempiono nemmeno i turisti che
di tanto in tanto sbarcano per girovagare,spesso senza meta, nelle vie
del Centro, dove si fanno pochi affari. Basta andare a chiedere per
sapere, basto uscire la mattina e nel pomeriggio per vedere. Strade
quasi deserte, poco illuminate,ambiente uggioso, stringe il cuore. Gli
effetti dei troppi bar, dei troppi tavolini nelle aree pubbliche,
molti non il regola con le disposizioni regolamentari , nonostante le
sanzioni della Municipale. Tornano allora
in mente, e sono un monito severo, le parole di Don Cannavera che è
andato a trovare gli amministratori e gli abitanti dei Comuni di
Ghilarza, di Norbello e di Abbasanta dopo la terribile morte
che hanno fatto fare a Manuel Careddu i suoi stessi amici,
giovanissimi e minorenni. Agli Amministratori Don Cannavera ha
chiesto: ” Quale pensate sia il bene più prezioso della vostra
Comunità? le strade ? le fogne ? No ! sono i bambini. Se avete 100 euro
a disposizione, 50 investiteli per i bambini, che abbiano adulti
capaci di abituarli a crescere, che abbiano spazi dove mettere a
frutto le loro capacità. Invece sono preda di chi li sfrutta, del bar
che ha solo l’intento di guadagnare. I giovano diventano ” hikikomori”,
fisicamente vivi, psicologicamente morti.”
Sono parole terribili, che devono far riflettere, anche quando si
fanno programmi e progetti di sviluppo come quelli che hanno cambiato
il volto di Cagliari.
Marcello Roberto Marchi


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