Cagliari, è record di denunce per i “mi piace” offensivi su Facebook

Dodici denunce al giorno riguardano minacce, insulti e frasi oscene scritte sul web: Polizia Postale in campo, sono tanti quelli che sporgono querela anche soltanto per un “mi piace” non gradito su Facebook


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Diffamazione sui social network, dodici denunce al giorno in Sardegna riguardano insulti, minacce e frasi oscene scritte sul web. Spesso basta un semplice “mi piace” per far partire la denuncia alla Polizia postale. Sempre più frequentemente la cronaca ci racconta di fatti che sfociano nel reato di diffamazione su facebook, o più in generale in internet. “Si tratta di un reato sempre più diffuso e collegato all’evolversi delle tecnologie – spiega l’ispettore della Polizia postale di Cagliari, Roberto Manca – Ma attenzione, non dobbiamo demonizzare la rete: siamo noi a dover dare il giusto valore a uno strumento così importante della comunicazione. Da una parte c’è la brutta abitudine che porta a commettere reati, dall’altra una buona dose di superficialità che ci porta ad essere vittime”.

Insulti, minacce, frasi oscene, video e foto sfociano in un reato a tutti gli effetti, quello della diffamazione, previsto dall’articolo 595 del codice penale e punito con la reclusione fino a un anno. Troppo spesso, credendosi al riparo davanti a uno schermo del pc, c’è chi si lascia andare a insulti, parolacce, anche minacce lesive della dignità personale. Occorre sapere che scrivere insulti sui social network, postare frasi diffamatorie o, nei casi più gravi, arrivare alle minacce, è un reato a tutti gli effetti. E sempre di più sono i casi dei cosiddetti furti d’identità, cioè gli accessi abusivi dei profili nei social che può avere un doppio fine: danneggiare il titolare del profilo risalendo ai suoi dati personali, o utilizzare la sua identità per diffamare e fare stalking nei confronti di qualcun altro. Insomma un utilizzo scorretto della tecnologia che riguarda minorenni, ma soprattutto adulti.

E poi ci sono gli “utenti dalla querela facile” che sporgono denuncia anche per un semplice “mi piace” su uno stato di facebook ritenuto lesivo nei propri confronti. Ma troppo spesso ci sono situazioni dove l’aggressione virtuale è rilevante. È il caso delle banali chat che possono diventare molto pericolose, dove in diversi casi si nascondono potenziali stalker. Situazioni virtuali che poi si ripercuotono inevitabilmente nella vita reale, spesso con risvolti tragici. Ma in web non è solo questo: è un mondo immenso dove ci si informa, si intrattengono amicizie, si discute, si fa politica. Insomma, dipende da noi saperlo usare: a seconda di come lo si utilizza può diventare un bene o un male.


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