Cagliari, accusato di aver diffamato due preti nel 2016: condannata la “iena” Filippo Roma

L’inviato del programma di Italia 1 aveva realizzato un servizio dopo le accuse di un imprenditore algerino: “Il parroco della chiesa del Carmine e quello della parrocchia di Muravera non hanno pagato i miei lavori”. Per i giudici non è vero: Roma e Yacine Bourabia dovranno risarcire i religiosi

È stato condannato dal tribunale di Cagliari per diffamazione Filippo Roma, la “iena” del programma di Italia 1 che, nel 2016, realizzò un servizio su presunti debiti non pagati da due religiosi ad un imprenditore algerino Yacine Bourabia. Il giudice Luca Melis, oggi, in primo grado, ha disposto che Roma e Bourabia dovranno pagare ottomila euro a testa, con pena sospesa, più il risarcimento dei danni e le provvisionali: nel dettaglio, 15mila euro al parroco di Muravera, don Emilio Manca, e novemila all’allora don che guidava la chiesa del Carmine a Cagliari, Antonino Mascali. Filippo Roma era finito a processo per diffamazione dopo la messa in onda del servizio, sette anni fa.
Nel video Yacine Bourabia sosteneva di essere sull’orlo del fallimento per dei lavori, svolti in due chiese, e mai pagati dai parroci. Nel servizio, Filippo Roma era andato a parlare con i due religiosi, e già pochi giorni dopo la messa in onda nella rete Mediaset i legali dei parroci avevano accusato la “iena” di aver fatto un servizio “a senso unico”. L’imprenditore algerino sosteneva di essere in debito di 43mila euro Mascali e di 42mila con Manca. Poi, però, le indagini hanno portato ad altri sviluppi. I due religiosi hanno fatto lavorare i loro legali e, nel 2019, la pm Rita Cariello ha chiesto il rinvio a giudizio per Bourabia e Roma. Il reato? Articolo 595 del codice penale, diffamazione. Oggi la condanna in primo grado: per le parti civili c’erano gli avvocati Mauro Massa, Miriam Manca e Gianluca Grosso, mentre Bourabia era difeso da Bachisio Mele e Roma dall’avvocato Giusti. Tra 90 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza, utili anche per un’eventuale ricorso da parte dei legali della “iena” e dell’imprenditore.


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