Auf wiedersehen Sardegna: in cammino sulla menzogna del Tempo

 Il giudice nuorese Mauro Pusceddu torna al romanzo con “La paraninfa” (ed. Il Maestrale), un’opera sofisticata in cui si combinano Storia sarda e ucronia. Stasera alle 19 presentazione cagliaritana presso la Libreria Ubik di Via Alghero. Moderatore Ciro Auriemma.   Di Giulio Neri

di Giulio Neri

Ci sono scrittori, e Mauro Pusceddu è fra questi, che praticano una letteratura integrale, iper-strutturata, in cui ogni singolo fattore dell’opera è anche disvelamento d’intenti, storia di uno sviluppo filosofico e compositivo. Per questi autori sembra non esserci più extra-testo: quando scrivono, la loro stessa vita è assimilata dalla narrazione e amalgamandosi al Romanzo in atto finisce per rafforzarne i simboli.

Sotto questo aspetto (magmatico), “La Paraninfa” scorre su diversi piani contigui: quello introspettivo di Brau, il protagonista, un professore di Storia del Diritto che si imbatte in una serie di documenti privati (e segreti) risalenti al XVIII secolo; quello ipotetico della Storia mancata, con un progetto diplomatico che – si legge nei carteggi – ambiva a conferire la Sardegna a Max Emanuel di Baviera (se n’era già discusso a Utrecht, nelle conferenze di pace del 1713, a margine della Guerra di Successione Spagnola); quello oggettivo dei fatti certificati e degli archivi, o della realtà per come la conosciamo; quello congetturale e ucronico, incentrato su conseguenze talvolta anche logiche, ma inverificabili.

Brau è il cuore di un’ampia indagine temporale che abbraccia la Storia e, non di meno, la drammatica relatività dei rapporti umani. Nella sua analisi, il succedersi di cause e effetti è messo in crisi dal sospetto che all’inizio della catena vi sia un Falso. Quegli antichi documenti, infatti, risultano essere autentici, ma pieni di bugie. Nelle prime lettere si fa riferimento a “La Sardaigne Paranymphe de la Paix”, il pamphlet di Vicente Bacallar Sanna che avrebbe dovuto accrescere l’appetibilità dell’Isola, con il Principe Elettore che però non si fida e invia in terra sarda un delegato. Dalla spedizione verrà subito fuori che la Sardegna non è un buon affare per la Baviera: povertà, arretratezza, penuria di strade e abbondanza di banditi. Eppure, se la macchinazione politica fallisce, gli intrighi non si fermano, e certi inganni sopravvivono fino a noi, fino a Brau: in lui la chimera di una Sardegna tedesca evoca, per analogia, un mondo parallelo di occasioni perdute. C’è Kristine, la donna che lo ha lasciato quasi vent’anni prima, ma che lo ama ancora; c’è un commiato eternizzato in una spiaggia danese, o il Cagliari che gioca la Bundesliga con Gigi Riva in campo.

Se è l’osservatore a produrre il fenomeno, d’improvviso sembra esserci un rovesciamento, e il fenomeno si offre nella sua beffarda ambiguità all’osservatore: l’esistenza di Brau, con un intero sistema di certezze, si apre al dubbio, all’illusorietà dei fatti condivisi, alla natura imperscrutabile del Tempo. Anche di una realtà che siamo persuasi di conoscere a menadito, in verità non sappiamo nulla. Siamo fatti della stessa materia dei sogni, ma spesso capita di svegliarsi in un incubo.