Andrea di Tortolì: “C’è chi dice che i gay non possano adottare bambini, perché? Conta l’amore”

Andrea studia Scienze della comunicazione, fa il cameriere e collabora con qualche sito online: “Mi sono vestito con gonna arcobaleno e scarpe tacco 15 perché, oltre la parte commemorativa, il Pride è anche festa. Due uomini o due donne possono crescere un bambino, non è vero che ha bisogno di una mamma e un papà, ma di amore. Il problema sono i genitori che non insegnano il rispetto ai figli”. GUARDATE la VIDEO INTERVISTA

C’è una parte per essere seri e ricordare cosa successe nel 1969 a New York, con i “moti di Stonewall” – il famoso scontro tra polizia e comunità gay dopo la rissa scoppiata in un bar – e una parte festosa e, soprattutto, colorata. Andrea, 21enne di Tortolì, ha partecipato al Sardegna Pride di Cagliari, decima edizione: “La gonna arcobaleno è la prima volta che la indosso, mentre le scarpe con tacco quindici, invece, le avevo già utilizzate”. Studia Scienze della comunicazione, fa il cameriere, il giornalista e in questo periodo è anche indaffarato “con un tirocinio di grafica. Faccio un po’ di tutto”, dice, sorridendo, il ventunenne. La Sardegna, o anche solo Cagliari, sono luoghi omofobi? “Cagliari no, in Sardegna invece c’è più una questione legata alla mentalità chiusa. Tortolì ha undicimila abitanti e solo quest’anno, per la prima volta, il Comune ha accettato la mia richiesta di esporre la bandiera arcobaleno, di questo ringrazio il sindaco e la Giunta”, anche perchè, poi, “si sono aggiunte Villagrande e Lanusei”.
Capitolo diritti: in Sardegna – e quindi anche in Italia – sono garantiti anche ai gay? “Quando sento dire che non possiamo avere un bambino in adozione perchè devono esserci una mamma o un papà beh, no, un piccolo ha bisogno di amore. Ieri stavo parlando con una persona che mi ha detto che i bambini già vengono bullizzati così, se poi dovessero avere due papà o due mamme verrebbero bullizzati ancora di più. Il problema”, osserva Russo, “non sono i genitori omosessuali o omogenitoriali, ma quelli che non spiegano il rispetto ai bambini”. Avere un figlio “è un mio sogno, ma non adesso, sono ancora troppo giovane”.

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