A Quartu 160 papà separati, tetto sicuro per quelli più bisognosi: “Vivranno in mini appartamenti dalle suore a Villa Tecla”

L’esercito di padri separati nella terza città della Sardegna, non tutti riescono a far fronte alle spese per mantenere l’ex moglie e i piccoli. La mano d’aiuto del Comune, l’assessore alle Politiche sociali Camboni: “Spazi a Villa Tecla per ricostruire i rapporti con i figli, seguiti da educatori e avvocati. Spesso vengono relegati al ruolo di erogatori di soldi, chi è bisognoso potrà avere uno dei due alloggi a disposizione e parteciperà a un percorso per riportarlo ad una piena autonomia”

I padri separati a Quartu Sant’Elena? “Sono centosessanta, stando agli ultimi dati Istat”. E non tutti, purtroppo, se la passano bene. Oltre al disagio psicologico che può arrivare dopo la fine di un rapporto sentimentale, vanno aggiunti anche quelli organizzativi ed economici. Dover staccare un assegno per l’ex, o addirittura due se c’è di mezzo un figlio minore, rischia di mandare tutto gambe all’aria. Il Comune è già corso ai ripari da qualche mese, cioè da quando è stato approvato il progetto per l’inserimento dei padri separati a Villa Tecla, la struttura gestita dalle suore Orsoline nel litorale quartese di Flumini. Ma, se sinora c’è stato solo uno screening iniziale delle richieste pervenute, ora l’operazione entra nel vivo. L’obbiettivo? Garantire un tetto ai papà bisognosi o che non riescono a trovare nessun alloggio e, pian piano, portarli ad una “riconquista della vita”.
Ad affermarlo a Casteddu Online è l’assessore comunale alle Politiche sociali, Marco Camboni: “Spesso i papà separati vengono relegati al ruolo di erogatori di soldi all’ex e ai figli. Col nostro progetto nasce uno spazio neutro e tutelato per far in modo che possano, piano piano, incontrare i loro figli e ricostruire quel rapporto genitore-figlio che è indispensabile”. Aree sicure, monitorate “da educatori, avvocati e ausiliari”. E per chi ha bisogno di una casa, nella struttura di via Rimini sono già pronti “due mini appartamenti, due monolocali. Una soluzione temporanea ma utile”, precisa l’assessore, “per seguirli ancora di più e lavorare, insieme, per ridargli un’autonomia completa”.
I primi alloggi potranno essere occupati “anche domani stesso. Tutto dipende dalle persone che ne faranno richiesta e che avranno necessità. Sinora non ci sono ancora stati dei casi estremi, ma siamo pronti per ogni evenienza. Le domande agli uffici delle Politiche sociali della città continuano ad arrivare e le inviamo sempre alla cooperativa che si sta occupando del progetto, per il quale sono stati destinati dodicimila euro, la Solki Care di Sant’Antioco”. Una prima tranche economica, grazie al contributo della Fondazione di Sardegna, che potrà “essere rimpinguata in base alla disponibilità e alle richieste”.


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