Zuncheddu: “Gli usi civici un blitz per scippare il patrimonio sardo”

La protesta in una interrogazione in consiglio regionale

«Gli usi civici occupano circa 500mila ettari di territorio sardo, quasi il 30% dell’Isola. La Legge Regionale n. 19/2013 rappresenta l’ennesimo blitz che si pone come preciso scopo quello di scippare ai Sardi il proprio patrimonio fondiario per consegnarlo nelle mani della speculazione». Lo ha affermato la consigliera regionale di Sardigna Libera, Claudia Zuncheddu, depositando questa mattina in Consiglio regionale una interrogazione sulla Legge Regionale 19/2013 in materia di usi civici.

 

«Appare palese – afferma Zuncheddu – il tentativo di sottrarre alla collettività dei beni che sono definiti per legge inusucapibili, inalienabili e imprescrittibili, esponendoli alla speculazione edilizia, soprattutto nelle zone umide e lungo le fasce costiere, dove si trovano località particolarmente appetibili per le “lobby del cemento”, che, come abbiamo potuto constatare anche dalle nefaste conseguenze della recente alluvione, certo non si preoccupano della tutela e della salvaguardia del territorio».

 

«A seguito delle numerose istanze pervenute da associazioni ecologiste, comitati popolari e singoli cittadini, lo scorso 4 ottobre il Governo Italiano ha impugnato questa Legge, evidenziandone i profili di illegittimità costituzionale e statutaria, in quanto in palese contrasto con gli artt. 9 e 117 della Costituzione, gli artt. 135, 142 e 143 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, nonché con le stesse norme dello Statuto speciale della Sardegna».

 

«La Regione – conclude Zuncheddu – ha speso negli anni diversi milioni di euro per istituire l’inventario generale delle terre civiche: questo immenso patrimonio deve restare nella disponibilità di tutto il Popolo sardo, ed è la principale ricchezza che abbiamo il dovere di preservare e mantenere intatta per le generazioni future. Sorge spontanea una domanda: quando non ci saranno più risorse da svendere o terre da saccheggiare, la classe politica che oggi decide per il futuro dei sardi che cosa si svenderà ancora?».


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