Vite spezzate sulla Sulcitana,storia di un’opera fantasma da vent’anni

Andrea De Luca è solo l’ultima delle croci sulla strada maledetta: a ogni morto continuiamo a chiederci quando sarà pronta la nuova statale a quattro corsie. Ma perchè? 


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“Quando dai voce ai problemi della gente, questo lavoro non puoi non amarlo. In giornate come questa è impossibile non odiarlo. Ciao Andrea”. Queste parole le ha scritte su Facebook Ivan Murgana, il nostro collega dell’Unione Sarda, un ragazzo attento e sensibile. Andrea De Luca era una persona molto conosciuta, ma su quella strada maledetta di vittime ne abbiamo viste troppe. Come in quella terrificante notte di pioggia nella quale perse la vita l’intera famiglia Suella, sul cordolo di Sarroch. Erano i gestori del Capo Blu di Santa Margherita: ricordo che il capo servizio della Nuova Sardegna, il giornale per il quale lavoravo, mi spedì a casa loro nella notte della tragedia. Si sentiva dentro solo il cane che abbaiava, era una famiglia sterminata, la luce ancora accesa. Ricordo una corsa sfrenata con Miguel Ramos, fotografo del Giornale di Sardegna, in due sul suo scooter in una notte di novembre: era l’ennesimo scontro frontale, mortale, nel tratto di Giorgino. Ricordo la morte di una ragazza che faceva l’impiegata al Comune di Capoterra, e un intero paese ai funerali. Ricordo il telo bianco sopra il corpo di un motociclista all’incrocio con la lottizzazione Picciau. Silvia, una giovane cronista all’esordio con la cronaca, che mi guardava e giurava:”No, non ho paura”, ma aveva il terrore che solo la tristezza può dare negli occhi. Ricordo una cena al ristorante Quattro Mori con due colleghe di Canale 5, che organizzarono uno speciale in diretta sulla “strada della morte”. Era il 1995, mi chiedevano: ma quando sarà pronta la strada a quattro corsie? Ricordo le parole di Salvatore Mattana, sindaco di Sarroch,nel 1998: “Se entro questa estate non partiranno i lavori, noi sindaci ci dimetteremo in massa”. Aveva ragione Tore, sono certo che ripeterebbe quella frase anche oggi. Ricordo gli striscioni di protesta. E questa cartina dell’Anas che fotografa la strada che sarà: pensate che sono passati 15 anni, da quando al consiglio comunale di Capoterra si litigava se scegliere il tracciato verde o il percorso rosso, se fare passare la strada a quattro corsie a Macchiareddu oppure a Giorgino. E ho sentito nel cuore oggi la profonda tristezza di Micaela Caboni, la commozione di Villa San Pietro: “Non ci posso credere Jacopo, sabato scorso ero con lui a sciogliere le trecce del suo cavallo, i cavalli erano la sua grande passione”. Andrea, Andrea, il nome strozzato in gola. Ancora una volta lì, su quell’asfalto che non lascia scampo. Ricordo gli sforzi di Mauro Coni, che allora non era assessore ma progettista insieme all’ingegnere Annunziata: “Ora con le nuove rotonde rallenteremo il traffico, ma un giorno ti spiegherò come è possibile che in Italia per un’opera così importante non possano bastare vent’anni”.  


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