Unu chircu pro s’iscola sarda:gli insegnanti si mobilitano a Sassari

Un cerchio per la scuola sarda e contro l’emigrazione / unu chircu pro s’iscola sarda e contra a su disterru

Dopo le numerose mobilitazioni in tutta l’isola che non si sono fermate neppure questa estate con la protesta del 10 agosto all’aeroporto di Elmas, anche a Sassari riprende la lotta contro la legge 107 meglio nota come “buona scuola”.

Docenti autorganizzati della Provincia di Sassari hanno deciso di formare un grande cerchio umano aperto a tutti: genitori, studenti, lavoratori, cittadini solidali.

Indosseranno delle maschere bianche perché questa legge è ugualitaria solo nel togliere diritti sia ai lavoratori della scuola che all’utenza, trasformando tutti noi in fantasmi senza volto e senza storia, cancellando con un colpo di spugna anni di sacrifici e punteggi acquisiti e ricattando barbaramente i lavoratori mettendoli nelle condizioni di accettare qualunque chiamata senza nemmeno poter decidere di aspettare e valutare meglio la situazione, pena la cancellazione dalle graduatorie.

“In questo senso ci uniamo alla lotta che in tutto lo stato si sta conducendo contro questa scellerata riforma la quale, con la chiamata diretta del preside, costruirà clientele politiche e distruggerà il servizio pubblico a beneficio del suo utilizzo privatistico”, scrivono nel comunicato

“Ma da docenti sardi aggiungiamo che non è possibile considerare la Sardegna come una “normale regione italiana”. Semplicemente non lo è. Non ci sono gli stessi collegamenti aerei e non ci si può spostare via terra. E in diversi periodi dell’anno i prezzi di aerei e traghetti supera le 400 euro a persona.
Inoltre la Sardegna ha il più alto tasso di abbandono scolastico e garantire continuità didattica aumentando di larga misura le cattedre ordinarie, quelle di sostegno e di potenziamento sarebbe l’unico modo per fronteggiare questa crescente piaga sociale.

Inoltre quella sarda è la più cospicua minoranza linguistica (un milione di sardofoni), riconosciuta sia a livello internazionale che dalla legge statale 482/99. Perché le province autonome di Trento e Bolzano godono di notevoli diritti e la scuola sarda invece è ostaggio di funzionari (non sardi) che non chiedono nemmeno le cattedre in deroga che ci sarebbero spettate, avanzando assurde scuse sul “basso tasso di natalità”?

Crediamo che sia venuto il momento di mobilitarci, insieme al mondo della cultura, alle associazioni, ai movimenti sociali e politici che condividono la necessità di difendere e di rilanciare il ruolo della scuola sarda e di cambiare finalmente registro.

Cominciamo con un grande girotondo umano a cui siete tutti caldamente invitati, per il futuro della scuola, dei nostri figli, della nostra terra!”

Sassari, Martedì 25 agosto, Ore 19:00, Piazza Tola