Tutti a casa a Natale e Capodanno, ristoratori sardi furiosi: “Centinaia di prenotazioni in fumo”

Menù già stilati e sale già, almeno immaginariamente, piene. Il nuovo Dpcm di Conte blocca i viaggi tra città diverse nei giorni clou, ristoratori dei paesini furiosi: “Scelta assurda, a questo punto era meglio tenerci chiusi: chi ci rimborserà i mancati incassi?”

C’era chi aveva fatto girare sui social il ricco menù a prezzo fisso di Natale e Capodanno, ricevendo numerose prenotazioni. Mancavano solo le caparre e, per tanti ristoratori sardi, il pranzo del 25 dicembre e del primo gennaio sarebbe stata una doppia occasione per rifiatare, economicamente parlando. Ieri, però, è arrivata la “mannaia” del divieto di spostamenti tra un Comune e l’altro proprio nei giorni clou, regola contenuta nel nuovo Dpcm Conte. Risultato: tutto in fumo. La rabbia è tanta: c’è chi giura che, stavolta, la mazzata è davvero pesante. E, se a Cagliari il bacino di clienti è, naturalmente, più ampio, le grane arrivano a pochi chilometri di distanza dal capoluogo. A Sestu, per esempio, o a Dolianova. Vietato Tra ristoranti-pizzerie e ristoranti-agriturismo, oggi è il giorno delle cancellazioni, delle disdette. E, forse, anche della “bandiera bianca” issata in vista di Natale e Capodanno. Il concetto è: senza i clienti delle altre città, rimangono ben pochi coperti confermati. Vale la pena aprire lo stesso?

 

Paolo Lepori, 50 anni, gestisce “Sa Colonia” a Dolianova: “Centoventi clienti persi tra il pranzo di Natale, quello di Santo Stefano e quello di Capodanno. Avevo prenotazioni da Cagliari, Assemini, Sestu e addirittura Carloforte. Tutti mi avevano già contattato, stavo solo aspettando le caparre. Il menù era a prezzo fisso, 35 euro”. Basta fare un semplice calcolo per capire il danno subito: “Una decina di residenti a Dolianova mi avevano contattato per iniziare a chiedere informazioni, ma non posso lavorare andando in perdita. Per guadagnare dovrei avere la certezza di cento coperti, non ci sono più per volontà del premier Conte e, di fronte a una situazione così drammatica, penso che dovrò annullare tutto”. Si mette le mani nei capelli anche Davide Portas, 38 anni, alla guida di “Cortexandra” a Sestu: “Natale organizzato, veglione del 31 idem con tanto di animazione, così come il pranzo del primo gennaio. Avevamo il pienone, già settanta conferme per la sala interna e una trentina in quella esterna. Pochissimi, però, da Sestu. La maggior parte da Cagliari, da Elmas, da Quartu e da Quartucciu. Tenere aperto non ha molto senso, sto pensando di tenere chiuso in quei giorni. È una beffa, questo mese chi mi rimborserà dei mancati incassi? Il Governo mi ha dato novemila euro di ristori a novembre, calcolati sull’incasso di aprile 2019, quando eravamo rimasti chiusi dieci giorni per dei lavori di ristrutturazione. La mia commercialista mi ha consigliato di fare di nuovo il battesimo”, dice, ironicamente, Portas. “A dicembre siamo totalmente scoperti a cena, e sarà così sino al quindici gennaio. Per dare un’idea dei mancati incassi, solo la sera di San Silvestro incassavo tra i 15mila e i ventimila euro”. Nel dicembre 2020 segnato dal Covid, invece, le casse sembrano essere destinate a restare vuote. O quasi.


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