Turismo, Sib Confcommercio, incremento presenze del 9% in Sardegna

Non solo lettini – ombrelloni, ma Regione frena con linee guida Pul

A livello nazionale le imprese balneari registrano incrementi di presenze in tutte le regioni dal 5 al 30% e in Sardegna l’incremento dei flussi turistici sta consentendo al settore di respirare. Rispetto allo scorso anno nell’Isola si registra un +9 % ponderato, che dà merito agli imprenditori che operano quotidianamente nel comparto. Un dato incoraggiante che secondo l’elaborazione di Sib Sardegna e CdC & Partners, che ha intervistato un campione di 124 stabilimenti balneari in tutta l’Isola, vede una crescita dei numeri in tutti i territori: gli incrementi maggiori si registrano in Gallura, con un + 12 %, e nella provincia di Sassari, con un + 10,2%. In crescita anche il Nuorese e l’Ogliastra con un + 7,8%, il Sud Sardegna e l’Oristanese, con un + 9 % in linea con il dato regionale, ed il Sulcis con un + 6%.

“Il servizio balneare non si traduce più solo nel servizio spiaggia con lettino, ombrellone e gelato ma si è trasformato tantissimo perché il cliente chiede ogni anno qualcosa di nuovo – spiega  Alberto Bertolotti, presidente Sib Confcommercio Sardegna -. Inoltre con il progetto Smart Beach, finanziato con fondi regionali e realizzato in collaborazione con il Sib e Confcommercio, gli imprenditori e gli operatori vengono formati attraverso corsi  di inglese, tecniche di comunicazione interpersonale e accoglienza, ma anche sicurezza e pronto soccorso in ambiente balneare e marino, normative e sostenibilità ambientale. Questo nuovo modo di fare turismo balneare consente di differenziare anche le tariffe sui servizi – aggiunge – Gli imprenditori balneari, ad esempio, in tema di tariffe dei servizi di spiaggia, anche questa estate hanno riproposto offerte, sconti e pacchetti già sperimentati e apprezzati dalla clientela: ombrellone e cabina condivisi da più famiglie in una sorta di beach sharing, 3 lettini al prezzo di 2, riduzioni fino al 50% dopo le 14, weekend gratis per l’abbonamento settimanale, l’opzione ‘ultimo tuffo’, pochi euro che consentono di restare sul lettino dalle 17 fino al tramonto”. Sempre secondo i dati elaborati dal Sib, solo il 7% degli intervistati ha aumentate le tariffe entro il limite del 10%, mentre il 93% ha mantenuto invariati i prezzi rispetto allo scorso anno.

“Il nostro è un cauto ottimismo – sottolinea Bertolotti – Infatti dobbiamo fare i conti con due aspetti negativi: in primis si è ancora lontani dai numeri del periodo pre crisi e siamo ancora 15 punti percentuali al di sotto del 2009; la seconda criticità  riguarda l’atteggiamento della Giunta che, con grave miopia e contro un trend nazionale teso alla salvaguardia delle aziende balneari, ha deliberatamente deciso di mettere in crisi un intero comparto. Sono state modificate per la sesta volta in tre anni le linee guida per la redazione dei piani di utilizzo dei litorali (Pul) – attacca – concedendo ai Comuni di fare ciò che vogliono in tema di concessioni demaniali con una pianificazione a macchia di leopardo, senza alcuna visione sul futuro del turismo e riducendo gli spazi alle imprese che rischiano di non poter offrire un servizio di qualità, come richiesto dal mercato”.

In Sardegna operano circa 600 aziende balneari che occupano 1.550 dipendenti fissi e 3.500 addetti stagionali per una media di 6 addetti-azienda e un fatturato medio  di 100-120mila euro annui.


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