Ts’E, si apre il sipario su “Clocharme #2 – il mondo visto da fuori”

L’originale pièce di Serenella Converti 


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Si apre il sipario su “Clocharme #2 – il mondo visto da fuori”, l’originale pièce di Serenella Converti (alias La signorina Tina) – che firma drammaturgia e regia – in cartellone (in prima nazionale) sabato 29 aprile alle 20.30 al Ts’E / Teatro Sant’Eusebio in via Quintino Sella a Cagliari per la stagione “Teatro Senza Quartiere”organizzata dal Teatro del Segno.

Sul nuovo palcoscenico nel cuore di Is Mirrionis debutta la storia poetica e surreale di due clochards, Caviglia e Ginocchio, «due donne che trascendono la realtà», interpretate da Alessandra Leo e Vanessa Podda: creature dell’immaginario, capaci di trasformare una semplice panchina nella propria casa, da cui prendere il volo sulle ali della fantasia, le due stravaganti dame senza fissa dimora hanno deciso di vivere ai margini della società pur di non rinunciare al dono fondamentale e prezioso della libertà.

Una favola contemporanea sull’amicizia e la “complicità” che può nascere tra sconosciute, dall’iniziale e istintivo antagonismo a una sorta di tolleranza via via più benevola, finché le due anime raminghe potranno trovare, come in un dramma beckettiano, sollievo e conforto nella reciproca compagnia, e nell’assenza di tutto sentirsi ricche per quella piccola “zattera” nel movimentato oceano dell’esistenza, un’isola felice che infrange il muro della solitudine, portando una ventata di allegria.

“Clocharme #2” offre interessanti spunti di riflessione sulla condizione umana tra i limiti imposti dalla regole e dalle convenzioni sociali, i desideri e i bisogni scaturiti dal consumismo e il timore del giudizio altrui: la scelta estrema delle due protagoniste – con caratteri diversissimi e storie misteriose e forse complicate – che si ritrovano a condividere un’unica panchina rappresenta in fondo un atto di (in)consapevole ribellione a un destino già scritto. Figure enigmatiche e fuori dagli schemi, questi personaggi sono parte della folla silenziosa di donne e uomini che abitano sui marciapiedi o nei parchi, dormono su giacigli di fortuna, esposti alle intemperie e vivono alla giornata, accontentandosi almeno apparentemente di poco o nulla.

Fragili ombre nelle moderne metropoli si confondono quasi nel paesaggio urbano, salvo salire talvolta alla ribalta per eventi eccezionali, casi di cronaca o inchieste giornalistiche che indagano la diversità e le vicende di (stra)ordinaria marginalità, i clochards – per caso o per scelta – rappresentano per certi versi il “fallimento” di un modello di integrazione e convivenza civile.

Sovente all’origine di uno status così singolare si ipotizza una crisi, una tragedia, una perdita e in effetti una personale catastrofe può essere il motore di un rifiuto del sistema, di una sorta di volontaria emarginazione, della rottura di un equilibrio (in)stabile che induce ad abbandonare la presunta “normalità”. In effetti il venir meno della rete di protezione sociale ed economica, e del cosiddetto “welfare” ha provocato situazioni paradossali, con gli effetti dirompenti della perdita del posto di lavoro, o anche semplicemente di una separazione familiare, che si traducono in una massa di senzatetto, costretti loro malgrado a dormire in un’auto o sotto un ponte, o a cercare rifugio in un ospizio.

“Clocharme #2” mette in discussione gli stereotipi più diffusi, capovolgendo la prospettiva per mostrare come appaia davvero “il mondo visto da fuori” con tutte le complicazioni, le piccole e grandi tragedie del quotidiano, le aspettative, i sogni, le disillusioni, divenute insignificanti a fronte delle difficoltà del vivere sulla strada, affidandosi ai capricci della fortuna. Sulla panchina con Caviglia e Ginocchio si possono riscoprire i piaceri più semplici, la meraviglia di un raggio di sole e l’incanto della natura, ma anche il fascino dell’animazione di una grande città, con il fiume di persone che corrono indaffarate, e ignare di chi le contempla, senza fretta, in un tempo sospeso.

Scrive Serenella Converti nella note di regia: «La società chiede e tu rispondi. Obbedisci a tradizioni, a credenze, al desiderio di denaro, di successo come per fatalità. Facciamo progetti di vita. Proiettati a grandi passi verso il futuro, a poco a poco e senza accorgercene, perdiamo la sensibilità del presente, perdiamo la capacità di sentire, di meravigliarci. Recitiamo il copione di quello che pensiamo sia la nostra vita e il nostro destino. Diventiamo determinati. La determinazione, che debolezza! Accumuliamo manie, cattive abitudini, false certezze che infangano i piedi e ci impediscono di volare.

In un mondo così conformista, piatto e senza emozioni mi sembra importante parlare di chi fa scelte diverse. Di chi vive e sente in modo diverso.»


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