Terremoto al Lirico di Cagliari per l’acquisto di Truzzu in extremis: 400 mila euro per un terreno del Cacip

Bufera in via Sant’Alenixedda. Il rappresentante del Mibact boccia l’affare immobiliare: “Spettava al prossimo presidente decidere, non al sindaco in scadenza”. Dubbi anche sul doppio ruolo del primo cittadino come consigliere d’amministrazione del Cacip e presidente del Teatro


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Terremoto al Lirico. Bufera dopo la compravendita da parte dell’ente di via Sant’Alenixedda di un terreno a Macchiareddu per la realizzazione di un laboratorio scenografico. Il bene, costato 400 mila euro, appartiene al Cacip, il consorzio industriale nel cui cda sedeva (al momento della compravendita) il sindaco Paolo Truzzu che ha firmato anche la delibera di acquisto nelle vesti di presidente della Fondazione del Teatro, pochi giorni prima della scadenza del mandato

L’ok alla procedura è passato col voto contrario di Pino Calledda, rappresentante del Mibact nel cdi del Lirico.

Il Teatro era alla caccia di un immobile destinato al deposito delle scene di dimensione non inferiore ai 5 mila mq. Il Consiglio di indirizzo aveva dato mandato al Sovrintendente Nicola Colabianchi di sottoscrivere il contratto preliminare di compravendita per il lotto di un terreno nell’agglomerato industriale di Macchiareddu di circa 20 mila mq di superficie, ad un prezzo di vendita stimato pari a 378 mila euro più Iva e ha disposto di destinare il lotto ad un’iniziativa industriale: laboratorio scenografico e di premontaggio scene e di deposito di scene della Fondazione del Teatro Lirico.

Il rappresentante ministeriale Calledda ha votato no e messo nero su bianco le proprie perplessità per “un indirizzo che spetta al nuovo presidente in carica per i prossimi 5 anni” e sul fatto che non gli sia stata fornita “la documentazione relativa al terreno essendo in una zona  di grande fragilità di dissesto idrogeologico”.

Calledda ha messo poi la lente d’ingrandimento sull’articolo 7 dello statuto del Teatro, secondo il quale “i componenti degli organi della Fondazione non possono prendere parte alle deliberazioni nelle quali abbiano interessi in conflitto con quelli della Fondazione, per conto proprio o di terzi (ivi comprese le società delle quali sono amministratori, sindaco o dipendenti e quelle delle stesse controllate o che controllano direttamente o indirettamente).”


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