Teo di Capoterra, campione di nuoto disabile: “Le mie medaglie antidoto ai pregiudizi”

Un trauma alla nascita lo costringe a non poter utilizzare le gambe, ma sorprende tutti con le medaglie vinte nel nuoto. Teo Contu, 40 anni, lotta da sempre contro i pregiudizi: “Da dieci anni sono disoccupato e campo con 280 euro al mese. Troppe persone vedono i disabili come lebbrosi, siamo semplicemente esseri umani”

di Paolo Rapeanu

Una vita costellata dalla rapidità, per quanto possa apparire come un controsenso. Rapidità nella vasca della piscina Promogest di Quartu, rapidità nel lottare contro chi lo vede come un “diverso”. Anzi: “Come un lebbroso, ma sono solo disabile”. Matteo Contu, Teo per tutti, ha 40 anni ed è di Capoterra. Un trauma da parto lo costringe a convivere con la sua carrozzella. Lavorativamente parlando, la situazione è grigia: “Sono disoccupato da dieci anni, ho lavorato in due Centri per l’impiego a Cagliari e Assemini, poi per qualche mese al Comune di Capoterra”. Poi, da agosto 2008, più nulla. Teo vive con 280 euro di pensione per via della sua invalidità, “al cento per cento”. Impossibile costruirsi un qualunque futuro, “abito ancora con i miei, ma l’indipendenza economica è fondamentale per poter vivere un’esistenza degna di questo nome”.
Quando indossa il costume ed entra nell’acqua della piscina, Teo stupisce tutti: molte le medaglie vinte, uno “schiaffo” bello e buono a chi lo vede come un cittadino di serie B. “Una volta stavo festeggiando un compleanno in un locale. Dovevo andare in bagno, quello per disabili era lo stesso delle donne. Una signora si è spaventata e ha iniziato a urlare, appena ha visto che ero in carrozzella è sbiancata e se ne è andata in silenzio”, racconta, amareggiato, il 40enne. Teo guida l’automobile, “vengo spesso a Cagliari, ma è una città ancora imbrigliata da troppe barriere architettoniche, oltre a pochi stalli per noi disabili, quasi sempre occupati da abusivi”. Il desiderio più grande, oltre quello di trovare un’occupazione? “Non essere più visto come uno che ha la lebbra. Tutti hanno dei limiti, anche i normodotati”.

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