Tentato suicidio nel carcere di Uta, detenuto in rianimazione

L’uomo, un extracomunitario, è ricoverato in Rianimazione nell’Ospedale SS. Trinità

“Ha tentato di togliersi la vita impiccandosi. La tempestiva azione degli Agenti della Polizia Penitenziaria, che hanno effettuato immediatamente le manovre di rianimazione, e dei Medici prontamente intervenuti, ha scongiurato il peggio. L’uomo, un extracomunitario, è ricoverato in Rianimazione nell’Ospedale “SS. Trinità”. Un gesto estremo di disperazione che richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare non solo il numero degli Agenti in servizio ma anche e soprattutto le iniziative volte al sostegno psicologico di quanti scontano la pena detentiva con profondo disagio”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, sottolineando “le condizioni spesso di solitudine che vive chi è privato della libertà”.

            “Il Villaggio Penitenziario di Uta, accoglie attualmente oltre 560 detenuti distribuiti in 15 sezioni, si tratta – osserva Caligaris – di una struttura complessa, dispersiva, articolata in più plessi, in cui operano 360 Agenti sui 420 previsti in organico. La dislocazione nell’area industriale di Cagliari, a 23 chilometri dal capoluogo, in una landa desolata e spesso maleodorante, impegna notevolmente anche gli educatori e i medici. E’ indispensabile un coinvolgimento del Ministero e del Dipartimento per favorire l’operosità dei cittadini privati della libertà”.

            “E’ evidente – rileva la presidente di SDR – che le condizioni fisiche della struttura, aperta nello scorso mese di novembre ma non ancora a regime, sono migliorate rispetto a quelle del vecchio carcere di Buoncammino. Le stanze detentive sono più pulite e accoglienti anche se il continuo arrivo di ristretti dalla Penisola impone l’inserimento del terzo letto in celle costruite per due. Ciò che tuttavia purtroppo non è ancora cambiato è la possibilità reale di dare alla giornata un autentico senso di recupero e reinserimento sociale. Ciò a maggior ragione per quanti lontani dalle famiglie non effettuano costanti colloqui”.

            “Nonostante gli sforzi dell’Area Trattamentale per promuovere iniziative culturali e ricreative, la struttura, costata 100 milioni di euro, non è ancora del tutto agibile. La Palestra, per esempio, non è attrezzata. Il Teatro attende il collaudo dei Vigili del Fuoco per poter essere pienamente utilizzato. Gli unici spazi sono le salette per la socialità, il Campetto di Calcio e i passeggi, limitati da mura di cemento, dove però la permanenza in certe ore è difficile per le  condizioni climatiche. Il caldo di questi giorni inoltre, non solo sta mettendo a dura prova il lavoro degli Agenti per l’assenza in alcune postazioni di tende e area condizionata, ma anche la resistenza dei detenuti soprattutto nei piani alti. La copertura catramata sopra i soffitti accentua il calore e costringe a continue abluzioni per mitigare la sensazione di trovarsi dentro un forno. In condizioni non dissimili lavorano anche gli Educatori i cui uffici sono ubicati nella sezione detentiva”.

            “Il Villaggio Penitenziario di Uta insomma – conclude Caligaris – anche in seguito al fallimento dell’impresa ‘Opere Pubbliche” avrebbe necessità di urgenti interventi di completamento. Resta non completato non solo il Padiglione del “41bis” ma anche l’automazione di alcuni cancelli interni. Senza contare che i familiari attendono i colloqui fuori dalla struttura senza alcun riparo. Ieri sotto la pioggia, oggi sotto il sole a picco”.