Tassa sulla plastica, ristoratori cagliaritani furiosi: “Piatti e forchette biodegradabili costano troppo”

Un euro in più da pagare per ogni chilo di plastica prodotto, il progetto del governo non piace per nulla ai titolari di ristoranti e rosticcerie di Cagliari: “L’ambiente non lo si difende con nuove tasse, cento bicchieri di plastica costano appena tre euro, sono convenienti. È l’ennesimo salasso”. E voi cosa ne pensate?

La plastic-tax? Potrebbe essere realtà dal 2020: il Governo ci sta pensando e, tra favorevoli e contrari, la verità si saprà entro Natale. Il progetto è noto: un euro di “extra” per ogni chilo di plastica prodotta, in nome, soprattutto, della difesa dell’ambiente. Il provvedimento riguarda i produttori ma non piace ai titolari di ristoranti, osterie e rosticcerie. Tra bicchieri, forchette, piatti e coltelli monouso, è il trionfo della plastica. Che, utile ricordarlo, costa infinitamente meno del “bio”. Un semplice esempio: cento bicchieri di plastica costano tra i 3 i 4 euro, realizzati con materiali biodegradabili anche 8-9. È sufficiente farsi un giro dentro un qualunque supermarket per accorgersene. Sono già molti i malumori sia da parte delle aziende sia da parte delle associazioni dei consumatori. E, al coro degli scontenti, si aggiungono i ristoratori. Anche a Cagliari, il possibile arrivo del balzello viene visto come una “maledizione”, a voler essere buoni. Tra chi ogni giorno vende cibo c’è chi utilizza già, in parte, bicchieri e posate bio e chi, invece, non si è ancora “convertito”.

Sandro Lupatelli gestisce, da qualche anno, una storica rosticceria in via Pergolesi: “Sono contrario alla tassa sulla plastica, è un balzello fuori luogo visto. Io consumo ogni giorno tantissimi imballaggi. Ho solo le buste biodegradabili e le pago tanto, le vaschette invece no”, racconta. Insomma, dalla pasta al forno al pollo arrosto, tutto finisce dentro confezioni di plastica: “Il bio costa molto di più”, taglia corto il ristoratore. C’è però la “motivazione” dell’ambiente da salvare: “Quello ben venga, ma è un discorso legato alla civiltà delle persone, non a una tassa da pagare”. Pensiero simile, seppur con qualche sfumatura, è quello di Tony Di Giovanni, alla guida di un’osteria a Castello: “Utilizzo i piatti biodegradabili, cento li pago dodici euro, mentre spenderei solo tre euro se fossero fatti di plastica. So i danni che crea all’ambiente, ma aggiungere una nuova tassa per i produttori non ha senso”, afferma, “perché non ci viene invece data l’opportunità di pagare a prezzi accessibili tutti i prodotti bio? Cento bicchieri di plastica li pago, dal mio fornitore, non più di quattro euro”.


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