“Subito un reparto per i trapiantati sardi e visite sicure, ogni rinvio ci provoca stress e paura”

Anche una delle bandiere del Cagliari dello scudetto, Beppe Tomasini, protesta per le troppe criticità che vive chi, come lui, è trapiantato: “Un controllo medico rinviato di due mesi è un grosso problema, stiamo andando verso la privatizzazione della sanità: è una sconfitta per tutti”. VIDEO INTERVISTA


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In campo si è fatto valere, indossando la maglia del Cagliari per tante stagioni, inclusa quella storica dello scudetto. Oggi Beppe Tomasini, un passato recente da allenatore del Sant’Elena e altre squadre, ha deciso di combattere la più importante delle partite, quella per la salute sicura. Diciotto anni fa il trapianto di fegato, eseguito in Lombardia, poi i controlli di routine al Brotzu. Controlli che, “negli ultimi sei mesi”, sono però saltati. “Se uno ha un esame importante e glielo rinviano è un problema. È chiaro che un trapiantato vive nello stress, nell’ansia e nella paura se una visita viene fatta slittare di due mesi”, conferma Tomasini, presente alla manifestazione di protesta organizzata da Prometeo e Asnet, le due principali associazioni di pazienti trapiantati e dializzati sardi.
Tomasini ha una richiesta ben precisa, che è la stessa di tutti gli altri trapiantati isolani: “Qui in Sardegna non abbiamo un reparto dedicato, è arrivato il momento che lo aprano perché ne abbiamo bisogno”. E trema, quasi, lo sportivo, a ripensare a come sta andando la sanità nell’Isola: “Si sta andando verso la sua privatizzazione, e questa è una sconfitta per tutti”.


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