SS. Trinità, ore di attesa e maltrattamenti: “Infermieri arroganti”

Ancora una storia di malasanità raccontata dalla sorella di una paziente finita all’ospedale di Is Mirrionis lo scorso luglio dopo un malore

Ancora storie di malasanità, sempre all’ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Dopo la storia di Carla Conca, che in un articolo su Casteddu Online di ieri ha denunciato la sua esperienza “da incubo”  vissuta al pronto soccorso, esplode la polemica. “Non è una novità – dice Marina Foddi – L’arroganza e la poca professionalità da parte degli infermieri è una routine, soprattutto nei turni durante la notte. Mia sorella è stata lasciata per due ore senza assistenza mentre piangeva dai dolori allo stomaco, poi visitata con superficialità, sottovalutando ogni sintomo che diceva di avere. Fortunatamente non era niente di grave, ero pronta a presentare un esposto”.

L’episodio risale allo scorso 13 luglio. “Ho accompagnato mia sorella in ospedale al pronto soccorso a causa di un malore – racconta Marina – Aveva dei dolori lancinanti allo stomaco e piangeva. Dopo due ore dall’accettazione ho chiesto al dottore e a qualche infermiere che venisse visitata al più presto, ma la risposta è stata secca e sgarbata: ‘sua sorella è già stata visitata all’accettazione, e non sta morendo’. L’infermiera in questione aveva dei ricci rossi, gli occhiali e circa trent’anni. Dopo aver precisato che quella non era visita reale, e che lo sapevo dal momento che lavoro ogni giorno con medici e infermieri, mi è stato detto: “e cosa mai farai, la loro zeracca?”. Dopo oltre due ore la visita a cui ho assistito, e dove ho potuto constatare la poca professionalità anche nell’eseguire l’esame, sottovalutando ogni sintomo che mia sorella diceva di avere. Infermieri senza amore per la propria professione, al contrario del medico di turno e qualche collega che sono stati gentilissimi. Alla fine erano i sintomi di un’influenza e un attacco di panico, ma il punto non è cosa avesse: il problema è la poca voglia di lavorare, specie nel turno notturno, e l’arroganza con cui vengono trattate le persone che hanno bisogno. Sembra che siano lì per farci un favore, quando invece è un servizio pagato da tutti noi contribuenti e, anzi, dovrebbero ringraziare di avere un lavoro e amare quello che fanno”.