“Spazi colorati green e una piscina”: tre ragazze architetto ridisegnano il carcere minorile di Quartucciu

I desideri dei giovani reclusi nella struttura diventano lo spunto per le tesi di laurea magistrale di tre studentesse dell’Università di Cagliari: “Ai ragazzi servono ambienti confortevoli e spazi dove incontrarsi, per poter maturare bene il reinserimento in società”

Oltre le sbarre c’è vita, anche al carcere minorile di Quartucciu. Lo sanno bene Alice Salimbeni, Giulia Rubiu e Laura Spano: voti finali che rasentano la perfezione (due 110 e lode e un centonove). Grazie alle loro tesi sviluppate dopo un lungo laboratorio svolto gomito a gomito con i ragazzi reclusi nella struttura penitenziaria, sono riuscite a conquistare la coroncina d’alloro ma, soprattutto, a riscrivere – e in alcuni casi a modificare realmente – gli spazi interni del carcere. Cosa chiedono gli adolescenti e i giovani che stanno pagando il proprio debito con la giustizia? Più “aria”, ma non solo: spazi all’aperto nei quali ritrovarsi e incontrare i propri parenti, campi sportivi e una piscina.
“Giovani reclusi e educatori hanno concordato sulla necessità di avere uno spazio all’aria aperta dove potersi incontrare e chiacchierare, durante le visite, con i loro parenti. Quello che è stato realizzato risponde alle loro esigenze”, spiega Alice Salimbeni, 24 anni. “Ho fatto leva sulle loro necessità, facendomele raccontare. Loro sono privati della libertà, ciò gli crea disagio”, racconta Giulia Rubiu 25enne di Dolianova, “per ‘estate sognano una piscina, perché si lamentano delle temperature troppo elevate, e chiedono anche un campo per giocare a calcetto”. Non solo attività fisica, ma anche supporto morale e mentale: “Nel carcere serve più luce, gli spazi devono essere più umani per favorire una riabilitazione sociale dei detenuti. Con il colore e le luci ciò può avvenire più facilmente”, afferma Laura Spano, giovane architetto 27enne.


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