Soru, volata finale: “Non ho altre ambizioni che essere utile alla Sardegna, è l’ora di una rivoluzione per il nostro futuro”

INTERVISTA. Il candidato della Coalizione Sarda a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale e dal voto di domenica, sogna la rivoluzione alla francese, azzarda qualche previsione, riflette sulla sfilata ininterrotta di leader nazionali “che fa perdere dignità alla nostra terra meravigliosa, usata come laboratorio da Schlein che si gioca la segreteria e da Conte che vuole la leadership del centrosinistra dopo aver governato con la destra che speronava le navi dei migranti”. Del Pd dice “non mi hanno mai considerato uno di loro, in Sardegna il partito è un ufficio di collocamento per un apparato di potere sempre più ristretto”. E di se stesso ribadisce: “Ho conosciuto le difficoltà e la fatica si superarle, sono cresciuto e maturato”


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“Ci siamo concentrati su libertà e uguaglianza, ma ci siamo vergognati della fraternità. Io voglio essere rivoluzionario alla francese, mettendo in campo anche questo ideale, che è più dell’inclusione, più della solidarietà. È una vicinanza fraterna con ogni sardo, con ogni difficoltà. Ho conosciuto le difficoltà e la fatica di superarle, a questo punto della mia vita non ho altre ambizioni che essere utile alla Sardegna: voglio essere fratello e sorella di ogni sardo”. A pochi giorni dal voto e nel pieno della volata finale verso le urne, Renato Soru fa il bilancio di una campagna elettorale iniziata a fine estate e che si concluderà  domani, venerdì, alle 18.30 al teatro Massimo di Cagliari dopo aver fatto tappa in oltre 100 città dell’isola. Faticosa ma, dice Soru, entusiasmante perché “mi ha confermato che in tanti non sono così rassegnati e indifferenti come vogliono farci credere, e anzi c’è voglia di riscatto”.

 

In questa lunghissima campagna, si è mai detto “Ma chi me l’ha fatto fare”?
Ogni mattina! Ma è un pensiero che dura tre minuti: il bisogno di fare qualcosa per la mia terra è più forte.

Sostiene che l’abbiano oscurata e ha fatto ricorso a Corecom e Agcom.
Ci hanno tolto completamente la voce, sia per scelta politica che personale. E poi c’è un atteggiamento di accondiscendenza nei confronti dei partiti e dei loro capi, per ingraziarseli. Arrivano i ministri e tutti lì a fare il codazzo. Con una perdita, una vera perdita di dignità. Questo è un momento importante della vita democratica, è il momento delle nostre elezioni non delle visite dei ministri che vengono non a parlare dei nostri problemi e delle soluzioni, ma a girare per i mercati a suonare la chitarra e a raccontare storielle. Banalità totalmente inutili e dannose.

Ma secondo lei perché c’è tanto interesse romano per queste elezioni in Sardegna?
Perché Elly Schlein si sta giocando la segreteria del Pd, Giuseppe Conte la leadership del centrosinistra dopo che i 5 Stelle hanno governato con la destra di Salvini contribuendo a speronare le navi dei migranti, e Giorgia Meloni si gioca la credibilità di una sua scelta e un test sul governo. E’ tutto qui: la Sardegna è un laboratorio per test dei partiti nazionali.
La destra con Fratelli d’Italia ha raggiunto il potere dopo 75 anni e non intende mollarlo: hanno tolto di mezzo un candidato, ne hanno messo un altro, non importa neanche chi e se sia giusto o no, perché siamo all’arrembaggio del potere per usarlo senza scrupoli, con atteggiamenti familistici che mai si erano visti nel nostro paese. Dall’altra parte, il Pd si gioca un progetto politico che potrebbe schiantarsi su un muro di mancato consenso da parte della società sarda e, di riflesso, del resto d’Italia. Questa idea di appiattirsi sui 5 stelle pur di essere alleati è totalmente sbagliata: quello che stanno facendo non è allearsi, ma sottomettersi, e qui in Sardegna questa cosa è di totale evidenza.

Perché?
Perché la campagna elettorale è dei 5 stelle, il Pd è nascosto e schiacciato. E’ il progetto dei 5 stelle, e lo dicono anche. Del resto, Conte vede la possibilità di puntare alla leadership di un’area politica che non gli apparteneva ma sulla quale sta facendo un’opa, e il Pd glielo sta permettendo.

Il senatore Licheri dei 5 stelle ha detto che chi vota per Soru è un cretino.
Si definisce da solo, questo senatore gentiluomo che urla come un forsennato nel palco dando dei cretini a quelli che votano, cretini o in malafede, usando lo stesso temperamento che usava per attaccare le navi delle organizzazioni non profit e lasciava morire in mare centinaia di disperati. Questo signore e il suo partito, come hanno dimostrato quando erano al governo, sono di destra, ma proprio della vera destra, conclamata e ideologica. E li stiamo mettendo a guidare l’alternativa alla destra in Sardegna: è una cosa inconcepibile, che io non riesco a spiegarmi.

Qual è stato il momento più brutto della sua campagna elettorale?Quando ho capito che il Pd aveva deciso di adeguarsi pedissequamente al diktat romano. E ci si è trovato pure bene. Io ho cercato di farli ragionare ma ho trovato un muro di gomma, un atteggiamento che avevo già conosciuto nel 2009. E c’è una parte importante del PD che preferisce perdere piuttosto che vincere con me perché effettivamente sono sempre stato considerato un alieno, non sono mai stato considerato uno di loro. Mi hanno sempre visto come una terza parte, pericoloso più dell’opposizione, forse perché non mi sono mai adattato agli equilibri di potere, ai favoritismi, al nepotismo e al correntismo tradotto in distribuzione di potere. E quindi anche questa volta preferiscono perdere che vincere con me, però mi hanno fatto un grande regalo perché finalmente mi hanno fatto comprendere che ho perso tanto tempo a spingere verso una politica più fatta di pensieri, di idealità, di programmi e portarla al centro del dibattito e della politica sarda. Ho cercato di farlo in tutti i modi, ma il Pd ha preferito sclerotizzarsi e cristallizzarsi, fino a ritirarsi progressivamente dal dibattito pubblico, dalla discussione, dal confronto e dalla progettazione. Ha smesso di essere un’anima politica, in Sardegna è solamente un ufficio di collocamento per un apparato di potere: questo è diventato il Pd. A livello nazionale continua a cambiare rotta in continuazione, a a sbranare e annullare dirigenti senza sosta. E in Sardegna rappresenta solamente un ristrettissimo, antichissimo gruppo di potere trasversale sempre più piccolo, sempre più ristretto, e sempre più avido di potere.

E il momento più bello?
Tanti momenti belli, in oltre cento incontri fatti in questi mesi. Soprattutto quelli con i giovani, che magari lavorano per aziende internazionali ma possono lavorare in smart working e scelgono di farlo dalla Sardegna, perché è qui che vogliono stare: è per loro, per i giovani, per il loro futuro che questa terra deve rinascere. E poi gli anziani, le famiglie, tutti quelli che non vogliono arrendersi a un destino che sembra già scritto: loro mi hanno trasmesso una forza enorme.

Che Sardegna ha trovato?
Impoverita e abbandonata. Una Sardegna di diritti negati nella scuola, nella sanità, nei trasporti. Per non parlare del diritto al lavoro buono e stabile. Una Sardegna costretta a vivere l’emarginazione per una vita intera ma desiderosa di riscatto. C’è tantissima energia che può essere raccolta, alimentata, incoraggiata. E l’ho vista crescere strada facendo, di giorno in giorno. Ma davvero la Sardegna deve scegliere fra la destra del presidenzialismo e dell’autonomia differenziata che distrugge il principio di solidarietà e i 5 Stelle che dopo il governo a destra vogliono proporsi leader di sinistra? Sono partite che nulla hanno a che fare con la necessità di buon governo per la Sardegna.

E del tradimento dei Progressisti che dice?
Dico solo che umanamente ne sono stato molto amareggiato.

In questa campagna elettorale ha sentito intorno a sé più affetto o più diffidenza?
Credo che tanta gente stesse aspettando questo progetto, tanta gente voleva esattamente questo. Tanta gente non può riconoscersi in Salvini e Giorgia Meloni e nell’idea nell’idea di Truzzu che il futuro della Sardegna può migliorare perché lui ha i numeri di telefono dei ministri ed è amico di Giorgia. Lui ingenuamente sta riproponendo l’idea subalterna di un popolo che si affida alla benevolenza del sovrano. La Sardegna per secoli si è affidata alla benevolenza del sovrano di turno, il sovrano spagnolo, il sovrano piemontese. E adesso, nella vita repubblicana dovremmo aver imparato ad assumerci la responsabilità e vedere il nostro futuro in noi stessi e non nella benevolenza degli altri. Quindi da una parte c’è questo, dall’altra parte un’evidente imposizione romana di una persona che è nata in Sardegna, ma della Sardegna non sa nulla e è arrivata qui quasi per turismo. Si vede che non conosce nulla e che le cose che ripete gli vengono suggerite, si vede che non le ha sedimentate, ragionate e spesso sono totalmente estranee alla vera realtà dei fatti. La Sardegna sta aspettando, è meglio di quella che immaginiamo. Dentro c’è un cuore, uno spirito più forte. Bisogna avere la pazienza di parlare non alla pancia, non alle debolezze che pure esistono, non alla paura. A me interessa di più parlare al coraggio, alla testa, al cuore, ai sentimenti migliori di ciascuno di noi. E’ più difficile, ci vuole un po’ di tempo in più, ma credo che il tempo sia arrivato anche per i sardi.

Ha più avuto contatti con il Campo largo?
Non da gennaio, cioè dall’ultima volta in cui ho proposto di fare tutti un passo indietro per cercare una candidatura condivisa.

Lei quanto ci crede nella vittoria?
Moltissimo. Ogni giorno di più. E se succederà, ci sarà un radicale cambiamento di classe dirigente. Se vince la destra rimane la stessa giunta di Solinas, non cambia nulla, cambia solamente che i sardi continueranno a impoverirsi ulteriormente, a rimanere senza cure e senza possibilità di muoversi, con meno scuole e sempre più poveri. Dall’altra parte ugualmente non cambierà nulla, perché dietro il volto nuovo o apparentemente nuovo di di Alessandra Todde si nascondono tutte le incrostazioni del potere stratificato sardo che non vuole correre rischi. La fiumana di dirigenti romani in questi giorni dimostra che loro hanno paura, e che noi stiamo conducendo una giusta battaglia. I 5 stelle hanno visto i sondaggi come li ho visti io, nonostante i tentativi di falsificarli e di fare una battaglia di disinformazione nel più puro stile sovietico.

E dell’appello al voto utile che dice?
Che l’unico voto utile è quello per noi, per battere la destra e anche per iniziare una storia nuova che finalmente sia la storia della Sardegna. Noi da tanto tempo conosciamo la nostra storia come la storia di tante dominazioni che si sono succedute in Sardegna. Magari è il caso di iniziare una storia nuova, che è una storia sarda nata in Sardegna e per la Sardegna e che vuole guardare alla Sardegna, non altrove.

Ai sardi cosa vuole dire, a poche ore dal voto?
Che rispetto anche altri tempi in cui mi hanno conosciuto sono diventato più grande, più maturo. Ho conosciuto le difficoltà. E ho conosciuto anche la fatica di superarle, di rialzarmi. E che ho raggiunto un’età per cui non ho altre ambizioni se non essere utile agli altri. Uso un’espressione che non ho mai usato: voglio essere fratello e sorella di ogni sardo. E questo non è altro che l’ideale della Rivoluzione francese che poi non si è più ricercato. Ci siamo concentrati su libertà e uguaglianza, ma ci siamo vergognati della fraternità: e quindi voglio essere rivoluzionario alla francese, mettendo in campo anche questo ideale che è più dell’inclusione, più della solidarietà. È una vicinanza fraterna con ogni sardo e con ogni sua difficoltà.


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